PORTOFERRAIO «Non ci siamo autoesclusi dal salotto delle buone relazioni politiche con l'assessorato regionale per aver presentato ricorso al Tar contro l'adozione del Pit». «La Regione non è un salotto, bensì un'istituzione e pensare a una possibile discriminazione è un'illazione». È questo, in pillole, il botta e risposta tra il vicensindaco e assessore all'urbanistica del Comune di Portoferraio, Roberto Marini, e l'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson. Sul piatto, ormai da giorni, il piano di indirizzo territoriale della Regione e la scelta del ricorso al Tar, presa dal Comune di Portoferraio ancor prima di attendere le controdeduzioni alle osservazioni presentate. Sulle pagine del Tirreno l'assessore Anna Marson ha spiegato come il Pit «presenti regole più chiare, senza nuovi vincoli», rispondendo alle perplessità che si sono generate sul territorio elbano. Ma la frase, secondo cui il Comune di Portoferraio avrebbe «rinunciato, ricorrendo al Tar, a far valere la propria voce politica nella fase di approvazione del piano» non è andata giù all'assessore Roberto Marini. «Non ci isolate». Roberto Marini, vice sindaco del Comune di Portoferraio replica all'intervista rilasciata al Tirreno dall'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson, indirizzandole una lettera aperta. «Spero non si voglia far credere le scrive Marini - che l'iniziativa legittima di adire al Tar contro un provvedimento regionale (che peraltro ha fatto scattare la paralisi indotta dalle misure di salvaguardia, fino alla definitiva approvazione), comporti per il Comune di Portoferraio, come per lesa maestà, l'esclusione dal piano partecipativo e nelle relazioni politiche con la Regione. Ricordo che non sussiste alcun rapporto gerarchico tra la Regione e il Comune e che, in materia urbanistica, dell'assetto e utilizzo del territorio la competenza del Comune è riconosciuta come prioritaria. Elementi che si aggiungono alle regole altrettanto chiare sulla partecipazione e interesse pubblico locale». L'assessore, insomma, ribadisce come il Comune, con il ricorso al Tar, non ha voluto rinunciare a far valere la propria voce politica nelle sedi decisionali. Ricorso e osservazioni, secondo Marini, viaggiano su due binari separati. E l'azione legale, letta dai più come uno strappo al dialogo fin troppo deciso, non dovrebbe comportare alcun tipo di ricaduta nei confronti della Regione. «Risulterebbe improprio e quanto meno discriminante - spiega Marini - che in termini più o meno velati l'assessore intendesse, nella sua intervista, far calare nell'opinione pubblica una sorta di isolamento politico del nostro Comune, quale sanzione inevitabile per aver fatto ricorso. Auspico, quindi, da parte della Marson, un pronto chiarimento sulla vicenda e la garanzia di identica attenzione e partecipazione alle osservazioni presentate da parte di Portoferraio, al pari degli altri Comuni». La replica dell'assessore. Il chiarimento di Anna Marson non si è fatto attendere. «La Regione non è un salotto, ma un'istituzione pubblica il cui operato risponde a specifiche competenze e procedure chiarisce l'assessore regionale all'urbanistica L'adozione dell'integrazione paesaggistica al Pit, con le relative norme di salvaguardia, non ha peraltro fatto scattare alcuna "paralisi", dal momento che le salvaguardie immediatamente vigenti riguardano le prescrizioni (co-pianificate con il Ministero) relative ai beni paesaggistici vincolati, ovvero quei beni sui quali comunque il Ministero, a prescindere dalla presenza del piano, è chiamato a esprimersi in sede di autorizzazione paesaggistica». Alla precisazione tecnica l'assessore aggiunge un chiarimento circa il sospettato "isolamento" di Portoferraio dopo il ricorso al Tar. «Attualmente la Regione sta lavorando a migliorare il piano sulla base di una istruttoria delle osservazioni presentate, compresa l'osservazione del Comune di Portoferraio spiega è chiaro che un ricorso al Tar, sulla cui legittimità non ho titolo a esprimermi, significa richiedere una risposta non alla Regione, bensì a un tribunale. L'obiettivo dichiarato del ricorso al Tar contro il piano paesaggistico, è affermarne l'illegittimità del piano, dunque ottenerne l'annullamento e non il suo miglioramento attraverso le osservazioni». L'assessore chiarisce meglio il senso delle parole rilasciate al Tirreno. «Ho ravvisato nel ricorso al Tar da parte del Comune una scelta di autoesclusione politica dal percorso collettivo in corso spiega interpretare questa mia affermazione come possibile discriminazione da parte della Regione nel lavoro di controdeduzione alle osservazioni è pura illazione, diretta a diffondere il sospetto di possibili comportamenti vendicativi. Posso assicurare che come Regione completeremo comunque il lavoro in corso con la massima attenzione al merito delle questioni sollevate, avendo come obiettivo l'approvazione del piano».