L'allarme dell'ambientalisti: sono dentro l'area del Parco. Ma arriva la smentita: quelle richieste già decadute o respinte FIRENZE. "E' in corso di valutazione l'apertura all'interno del Parco regionale della Alpi Apuane di 13 cave di marmo. Questo accade in contraddizione con il Pit, il piano di integrazione territoriale che ha valore di piano paesaggistico". E' l'allarme lanciato da Legambiente Toscana sullo sfruttamento dell'estrazione di marmo nelle Apuane. Sono riaperture, ampliamenti e fusioni di cave dismesse, sbancamenti di nuovi versanti, nuove strade di arroccamento, nuovi ravaneti. Le zone coinvolte: Lunigiana e versante apuano della Provincia di Massa-Carrara, Garfagnana e Alta Versilia in Provincia di Lucca. Poi però sono gli stessi uffici del Parco a ridimensionare la denuncia perché 8 richieste di autorizzazione sono andate già in fumo. Tre richieste sono state ritirate perché rimaste senza documentazione aggiuntiva, 5 sono state dichiarate non ammissibili in quanto chiedevano di riattivare le cave dismesse, ma c'è una clausola di salvaguardia del piano paesaggisto che lo vieta. Quelli di Legambiente, però, ribattono: "Vogliamo vedere i documenti ufficiali che lo attestino". Comunque sia Legambiente ha preso carta e penna e ha scritto al presidente del Parco, al presidente e agli assessori competenti della Regione Toscana ed al Coordinamento di EGN-European Geoparks Network in Francia, per denunciare il pericolo al quale sono esposte le Alpi Apuane. Non solo. Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente ha chiesto le dimissioni del presidente e del direttore del Parco della Apuane perché, a suo avviso, sono "tifosi del marmo". E Legambiente si prepara a segnalare alla UE la violazione delle Direttive di Natura 2000 e proporre l'esclusione delle Alpi Apuane dalla Lista dei Geoparchi europei.