Continuare a far pagare a tutti i cittadini la maggior parte del costo dei servizi comunali di cui usufruiscono solo alcuni, oppure aumentare le tariffe o, in alternativa, affidare la gestione di quei servizi a privati, mantenendo al Comune un ruolo di controllo: queste le strade che il sindaco di Grosseto indica, come spunto di dibattito, in una email inviata domenica ai consiglieri comunali del Pd. Si tratta di cercare una soluzione per evitare che, nel giro di 2-3 anni, certi servizi a domanda individuale debbano chiudere. Dopo aver più volte paventato, anche in passato, questo rischio, Emilio Bonifazi ha deciso di suonare l'allarme e chiamare a raccolta i suoi consiglieri comunali attorno al problema dei servizi a domanda individuale che, ormai, sarebbero diventati troppo costosi per la collettività. Il sindaco apre, dunque, il confronto avvertendo che «se non vogliamo nel giro di 23 anni chiudere alcuni servizi importanti per la città dobbiamo impegnarci a trovare soluzioni pubblicoprivate che, rispettando la qualità e il controllo pubblico, ci permettano di mantenere i servizi offerti». A questo punto serve, secondo il primo cittadino, «un gruppo di lavoro operativo» che elabori le soluzioni. Lui ci mette il proprio contributo e le proprie indicazioni. In ballo ci sono servizi come i trasporti e le mense scolastiche, il teatro, i musei e la biblioteca, le piscine e gli altri impianti sportivi, ma anche gli asili nido e le scuole d'infanzia: tutti servizi utili, importanti, che consentono di garantire un livello alto di qualità della vita in città, ma «servizi spiega il sindaco che i Comuni non sono tenuti a fornire obbligatoriamente», come ha rilevato più volte anche la Corte dei conti, ma sono erogati su richiesta dei cittadini stessi e dietro il pagamento di una quota. Ma proprio la quota di compartecipazione, sempre troppo bassa rispetto ai costi di gestione, è il problema che il sindaco pone: oltre il 70 per cento del costo complessivo di questi servizi, infatti, ricade sulla fiscalità generale, viene pagato, cioè, da tutti i cittadini, anche quelli che non ne usufruiscono. E così, da una parte i tagli crescenti alle finanze locali da parte del Governo e i vincoli del patto di stabilità, piano piano riducono la capacità di spesa del Comune e dunque la capacità di garantire questi servizi, dall'altra Bonifazi fa notare che, seppure non sia un atteggiamento progressista, sia sempre più difficile far digerire ai cittadini che non usufruiscono dei servizi a domanda individuale, il fatto di doverne comunque sostenere la maggior parte dei costi attraverso la fiscalità generale. Il sindaco individua due strade: o aumentare le tariffe, che in alcuni casi sono già pesanti ed è il caso della scuola e dei servizi annessi mentre in altri, come per gli impianti sportivi, i musei e le biblioteche, sono, invece, molto basse, oppure ridurre i costi attraverso le esternalizzazioni, come sta già avvenendo con i servizi educativi gestiti da Iside. Insomma, evidentemente incalzato anche dalle relazioni dei dirigenti del Comune, che pongono il problema che l'Ente continui a finanziare i servizi a domanda individuale con la fiscalità generale, oppure passi dall'essere un erogatore dei servizi, al ruolo di controllore della loro qualità, il sindaco chiede adesso ai suoi consiglieri comunali di confrontarsi e elaborare proposte, prima che sia troppo tardi.