Ormai è divenuto difficile districarsi anche tra le sigle. Ognuna attesta l'originalità e la tipicità di una serie di prodotti, e così i vari "doc" si sono moltiplicati. E oggi -osserva Diego Santi, assessore al turismo di Coreglia - bisogna stare molto attenti a non inflazionare. Anche a Cetona si è discusso di marchi, come è normale, nel convegno dei Borghi più belli d'Italia, che in buona parte si propagandano proprio con i prodotti di eccellenza. E l'idea è quella di un marchio che tuteli collettivamente tutti i prodotti del borgo d'accellenza. Nichi Stefi, che per decenni ha condiviso un sodalizio intellettuale con il grande mentore del vino, dice che la De.Co. «è il primo elemento di una filiera di riconoscimento esclusivo del territorio, che assicura il ritorno, la ricchezza prodotta da tutti i produttori di quel Comune, senza espropriazione da parte delle multinazionali del valore aggiunto». «Un marchio - ha detto ancora Stefl - da costruire per rispettare il principio di sussidarietà. Così si controlla direttamente l'origine e si evitano raggiri.La firma del contadino, la filiera con l'etichetta legata al territorio e dall'altra il sindaco e il Comune». Tutto definito? Neppure per idea. Al club dei Borghi più belli piace di più la "Res Tipica", ossia una denominazione onnicomprensiva applicabile sindaco di Barga: «Forse non sono il più adatto a rispondere, visto che abito a Lucca e insegno a Udine... L'importante è intendersi: bisogna puntare al borgo-aperto, a vincere l'isolamento con buoni servizi pubblici, perché per noi è ancora abbastanza facile andare a Lucca o a Pisa, ma è già un problema andare a Firenze. Né si possono inseguire le fantasie della autostrada Lucca-Modena». Ma quanto di queste risorse turistiche ricade sul territorio? Sereni ne trae un buon bilancio: «Nel nostro territorio abbiamo due ospedali per circa 50mila abitanti e scuole medie che comprendono tutto il ventaglio delle opportunità». Anche in un altro paese della Garfagnana, Coreglia Antelminelli, si cerca di coniugare il bel vivere del borgo con il lavoro. Dice Diego Santi, assessore alla cultura e al turismo: «Abbiamo sviluppato aree industriali e artigianali nella parte bassa del territorio, conservando invece la struttura urbanistica del borgo. In questo modo tentiamo di trattenere gli abitanti a vivere in paese, assicurando la presenza di servizi pubblici e piccoli negozi e un posto di lavoro non troppo lontano, per cui con un piccolo pendolarismo si possono evitare fenomeni di spopolamento». Coreglia, del resto, è un paese che nel secolo scorso ha vissuto un'altra grossa contraddizione: la sua "industria" più tipica, la fabbrica delle statuine di gesso che l'hanno resa famosa nel mondo soprattutto in occasione del presepe, ha contribuito a farne un paese di emigranti. I costruttori di statuine sono diventati tecnici e imprenditori in molti paesi europei e sudamericani. Al contrario la valorizzazione dei prodotti tipici dovrebbe essere il volano di una nuova economia, tesa soprattutto a qualificare e rendere più remunerativi i prodottidel territorio. Discorso più semplice per la Maremma. Giuliano Fratini, assessore al turismo di Sorano e produttore di salumi, ne è un convinto sostenitore: «Al turista dobbiamo offrire tranquillità e prodotti tipici di qualità. Nel nostro paese ci riusciamo, garantendo un'ottima qualità dei servizi agli abitanti e anche la valorizzaziono dei loro beni Immobiliari. Pensi che nel borgo di Sorano gli appartamenti costano dai 2500 ai 3000 euro al metro quadrato, strade, fogne, acquedotto, luce, funzionano egregiamente».