Allora. Nella prima foto a sinistra il palazzone di Serra Riccò prima. Nella seconda foto tratta dal sito di Genova24, lo stesso palazzo dopo la frana che ha costretto all'evacuazione momentanea degli inquilini. Quando forse 40 o 50 anni fa il sindaco di Serra Riccò, il capo ufficio tecnico, il progettista e i costruttori hanno deciso di tirare su quel casermone a strampiompo sul torrente, praticamente con i piedi nell'acqua, forse erano convinti fosse una buona idea. Oggi non può che apparire avventata, sbagliata dal punto di vista concettuale ancor prima che tecnico strutturale, temi sui quali non mi posso pronunciare. La terza foto è quella del rendering che ho già pubblicato un paio di post fa e riguarda un progetto a Genova Quinto che prevede, ex novo, la realizzazione proprio accanto ad un torrente di due palazzine e del solito autosilos. Sicuramente non solo ci sono le autorizzazioni ma anche le migliori tecniche e tecnologie di costruzione e fior di periti che hanno assicurato la massima sicurezza e funzionari di tutte le amministrazioni dello Stato che hanno valutato con la massima attenzione prima di concedere il fatidico sì. Ora potrei pure dire che a Serra Riccò, qualche anno prima, deve essere andata esattamente nello stesso modo, ma sarebbe semplicistico e malaugurante. No, qui ci vuole una convinzione profonda, una svolta decisa, smetterla di dire lacrimose puttanate di coccodrillo in conferenza stampa con ministri e capi della protezione civile e poi un minuto dopo compiere scelte che vanno in senso diametralmente opposto a quello dichiarato. Propongo almeno l'introduzione di una regola: una targa all'entrata ogni palazzo con su scolpiti i nomi del sindaco, del capo ufficio tecnico, del progettista, dei consulenti e del costruttore, affinchè qualche anno dopo si possano ricordare, nel bene e nel male, gli autori dell'opera.