La Mantova di oggi ancora tanto deve agli interventi voluti da Federico II Gonzaga per mano del suo architetto di fiducia, Giulio Romano. Del cantiere di palazzo Te, del "rinnovamento" di palazzo Ducale, delle decorazioni interne e della sua facciata dipinta, dei giochi alla palazzina di Marmirolo, delle suppellettili e di tanto altro ancora si è parlato ieri durante la giornata di studi intitolata "Federico II Gonzaga e le arti" organizzata dalla Cattedra Unesco dell'Università in collaborazione con l'Archivio di Stato di Mantova. Nella ex Sagrestia di via Dottrina Cristiana si sono susseguiti i contributi di studiosi che hanno soprattutto messo in evidenza il rapporto tra Federico e Giulio da un lato e tra il marchese, poi elevato al rango di duca dall'imperatore Carlo V, e la coltissima madre Isabella d'Este. «Molti sono stati gli spunti di riflessione emersi - ha sintetizzato la direttrice dell'Archivio di Stato Daniela Ferrari, che ha moderato la tavola rotonda del pomeriggio -. In primis quello analizzato da Francesca Mattei, che ha sottolineato, adducendo nuove fonti, quanto l'architettura dell'epoca di Federico II dipendesse dalla sua formazione romana, alla corte pontificia di Giulio II, sebbene fosse poco più che un bambino, e, successivamente, in Francia. Di grande interesse poi - ha aggiunto Daniela Ferrari - lo studio di Ugo Bazzotti sul cantiere di palazzo Te, i costi, le tipologie di maestranze e la presenza di un'unica donna, Atonia Fornaciara, probabilmente la vedova di un imprenditore che forniva materiali costruttivi. Interessante lo spunto di Jérémie Koering, sull'ipotesi che la facciata di palazzo Ducale, come le chiese, e molti edifici gentilizi in città, fosse dipinta, con costi inferiori rispetto all'uso del marmo, e con la possibilità di auto rappresentazione del potere del principe». La sessione della mattina è stata moderata da Molly Browne, mentre quella del pomeriggio da Stefano L'Occaso, direttore del castello di San Giorgio. «Numerosi e significativi gli interventi relativi a palazzo Ducale - ha detto lo studioso, funzionario della Sovrintendenza -. Puntuale lo studio di Carlo Togliani sugli edifici di saldatura col Castello, la darsena, modificata per le nozze di Federico con Margherita Paleologo, la Rustica e l'invaso di Porto. Greta Bruschi ha proposto la storia conservativa della Rustica mentre Renato Berzaghi, grazie a un accurato lavoro di confronto, ha ipotizzato le decorazioni mancanti nei Camerini dei Cesari in Corte Nuova grazie alla recente scoperta di una copia nella corte di Casatico». Paolo Carpeggiani ha ricostruito con molta verve la vita nella Palazzina, distrutta, di Marmirolo, Mariarosa Palvarini Gobio Casali ha ipotizzato la mano di Giulio Romano nelle maioliche di Federico II e Nicoletta Ilaria Barbieri ha posto l'accento, sulla base delle fonti, dei gusti del marchese-duca, immutati negli anni. L'editore Panini ieri pomeriggio è intervenuto all'incontro portando agli studiosi le prime copie degli atti del convegno su Giulio Romano tenutosi nel 2009.