La coincidenza è sicuramente casuale ma non per questo meno curiosa. Un quotidiano nazionale fa un ampio servizio sul commissariamento di buona parte dei parchi nazionali. Ne esce un quadro notoriamente sconcertante sulle cui cause e responsabilità si indaga e si discute. Il Tirreno del 13 maggio dedica una intera pagina con foto alla figura del commissario di parco più longevo d'Italia, quel Barbetti che da oltre due anni staziona abusivo all'Arcipelago. Credo sia la prima volta che ad un commissario - figura notoriamente burocratica tra le più anonime in quanto destinate a lasciare in tempi rapidi il posto ai legittimi gestori - venga dedicato un servizio che spazia dalla biografia alla famiglia, i parenti, i trascorsi politici con tanto di abbandono delle barche che affondano per salire su scialuppe più affidabili. Coincidenza curiosa dicevamo ma che forse aiuta a rispondere a qualche interrogativo del Corriera della Sera. I com-missari sono la conferma che le forze politiche cercano di piazzare amici ad ogni costo? E non è forse vero che prima di Matteoli anche altri l'hanno fatto? È tutto vero; ma la domanda è: come mai la faticosa ricerca di intese sui presidenti e gli altri componenti degli enti di gestione dei parchi «prima» non ha provocato commissariamenti a tappeto? E come mai questa ricerca neppure oggi provoca nei parchi regionali dove pure si debbono fare le nomine di presidenti e consiglieri gli stessi effetti sconquassanti? Questa è la domanda. E la risposta non sta certo nelle banalità ripetute appena qualche giorno fa dal ministro che lui lo fa perché non vuole parchi ingessati. Effettivamente li preferisce incrementati, paralizzati, penalizzati anche nelle funzioni più ordinarie. La novità - quella sì tale - è che Matteoli vuole, pretende -ignorando e violando la legge -imporre con le persone amiche una concezione non di «leale collaborazione» istituzionale ma di rottura. Ma A quel confronto istituzionale nessun livello istituzionale può sottrarsi perché stabilito dalla legge, checché ne pensi il Matteoli che dovrà tornare a quel tavolo di cui da tempo preferisce fare a meno. D'altronde non mi pare che per questo sia stato premiato neppure all'Elba. Perseverare come si sa è diabolico.