Prosegue la battaglia degli ambientalisti per salvare la Filanda Giammaria, in via Monte Bolza, antica struttura in cui venivano prodotti lino e cotone. L'obiettivo delle associazioni, e in particolare della locale sezione di Italia Nostra, è quello di «salvaguardare il valore architettonico, culturale e sociale della Filanda». Sono oltre duemila le firme raccolte dal comitato di cittadini nato a difesa della struttura, per chiedere alle autorità di conservare l'edificio. A fare il punto della situazione sono stati il presidente della sezione pescarese di Italia Nostra, Mimmo Valente, il docente universitario Claudio Varagnoli, lo storico Licio Di Biase, Maurizio Acerbo e l'ex segretario generale dell'Ugl, Geremia Mancini. Per salvare la Filanda è stato organizzato un incontro pubblico lunedì 20, alle 17, in Comune. «L'obiettivo», spiega Valente, «è quello di chiedere alle autorità preposte di conservare l'antico edificio alla memoria storica della comunità abruzzese, destinandolo a Museo del Lavoro, anche attraverso l'emanazione, da parte della Soprintendenza, di strumenti di tutela. In ogni caso, le possibilità per il riutilizzo sono tante e vanno concertate. L'importante è salvaguardare la struttura». La Filanda sorge in un'area a nord dell'ospedale civile, dove ci sono tre edifici di interesse storico e architettonico, due dei quali, il castello Giammaria e un palazzetto di proprietà del Comune, coperti dal vincolo della Soprintendenza; il terzo, appunto la Filanda, non coperto dal vincolo. Nella convenzione con la società proprietaria del comparto si prevedeva la demolizione dell'edificio. Lo scorso 4 agosto la società in questione ha inviato una ruspa sul posto, ma l'intervento dei cittadini, che hanno allertato le forze dell'ordine, ha impedito che i lavori prendessero il via.