L'INTERVISTA DICE subito di «non avere alcuna voglia di indossare il cappello a falde larghe dei texani». Rosario Crocetta rifiuta l'etichetta di amico dei petrolieri e, soprattutto, prova a respingere la valanga di polemiche che l'ha investito per il patto con l'Eni e altre multinazionali per le trivellazioni in Sicilia. «Ma, insomma, quale Regione, quale Stato al mondo ha il petrolio e non lo vende? O siamo diventati tutti pazzi?». Presidente, follia o meno, questo è un accordo che va spiegato. Specie per le ampie zone d'ombra che contiene. «Ma quali zone d'ombra. Nel protocollo d'intesa con Assomineraria di giugno, ripreso dall'accordo con l'Eni per la salvaguardia dell'occupazione di Gela, siamo andati ben oltre le prescrizioni della normativa ambientale nazionale e siciliana. E abbiamo posto fine all'estrazione selvaggia del petrolio. Stabilendo che ogni singola trivellazione debba essere vagliata da una speciale commissione composta da dirigenti della Regione». E questa, secondo lei, è una misura sufficiente a evitare i rischi? «Ogni investimento sarà compatibile con il contesto ambientale, paesaggistico e archeologico. State tranquilli, non vedrete le trivelle nella Valle dei templi». Per carità. Ma esistono anche altre zone da tutelare. «Guardi che in qualsiasi posto che non sia medievale esistono i luoghi di produzione con vocazione propria: agricola, turistica e industriale. Nessuno sconfinamento. E poi, insomma, l'attività estrattiva è la meno inquinante, rispetto a quella di raffinazione e al consumo vero e proprio dei prodotti petroliferi e dei loro derivati. Non credo proprio che con le nuove autorizzazioni cambieremo le condizioni ambientali del pianeta». Messa così, sembra una provocazione. «Macché. L'unica certezza è rappresentata dagli svantaggi che avremo se non trasformeremo in ricchezza l'oro nero che abbiamo nel sottosuolo. La stima, fatta dall'Eni, è di 350 milioni di sole royalty in arrivo per la Sicilia. Ma i vantaggi non si fermano lì». Cioè? «L'intesa per la salvaguardia del Petrolchimico, oltre a trasformare la raffineria nel primo polo di economia verde italiano, introduce alcuni aspetti importanti: a realizzare le basi e le trivelle saranno gli operai della Fincantieri, e così sarà sbloccata la crisi occupazionale di Palermo. Il petrolio estratto sarà lavorato prioritariamente nelle raffinerie siciliane, da Milazzo al polo di Priolo ed Augusta, e porteremo altro lavoro in questi territori. L'Eni, inoltre, si è impegnata a creare la sede dell'azienda estrattiva in Sicilia, in modo da pagare qui le tasse. Insomma, questo accordo complessivamente non vale meno di 500 milioni di euro e produce 6.500 occupati. Un risultato incredibile per la nostra economia ». Presidente, ma lei nell'accordo si è sostanzialmente impegnato a non accrescere le royalty a carico dei petrolieri. E quella è una competenza dell'Ars. C'è chi l'ha letto come un ricatto al Parlamento, chi come una mossa per lo meno azzardata. «L'Eni e le altre aziende sono sempre libere di andarsene. Lo erano prima, lo sono anche ora. Ma con questo accordo, i cui termini sono chiari, i petrolieri hanno qualche vincolo in più che li spinge a rimanere. Poi se l'Ars vuole accompagnarli fuori, faccia pure. Io ho fatto una cosa che può paragonarsi a un accordo internazionale, che solo in un secondo momento è sottoposto a ratifica da parte del Parlamento. O pensate che prima di ogni trattativa il governatore o un suo delegato debba riunire la giunta o chiedere una convocazione dell'Ars? Insomma, chi è papa papìa... ». Sarà pure così, ma la stessa Assemblea, con due ordini del giorno, ha detto no alle trivellazioni. «L'occasione per una riflessione, nulla di più. Io credo che se avessimo parlato, con Ardizzone e con i deputati, ci saremmo capiti. Ma l'Ars, a cominciare dal suo presidente, non può e non deve inserirsi in un'attività gestionale che spetta al governo. Io, dietro queste opposizioni, vedo i soliti radicalismi velleitari da un lato e il conservatorismo di burocrati e piccoli intellettuali di provincia, che arrivano in Parlamento e pensano che la Sicilia sia ancora quella dei fichidindia e dei maranzani». C'è chi dice che lei, da dipendente dall'Eni, si è trovato in conflitto d'interessi nel firmare un'intesa di questa portata con la stessa azienda. «Io sono andato in pensione prima ancora di essere stato eletto governatore». Nel frattempo le dichiarazioni dell'ex assessore Marino pongono alcuni interrogativi: quelli su un governo sotto tutela di Confindustria. «Io non so cosa accadde nell'incontro fra Lumia, Montante, Lo Bello e Marino. È vero che l'assessore, il giorno dopo, me ne parlò, ma mi disse: tutto a posto... In ogni caso, Marino non fu estromesso dalla giunta su richiesta di Confindustria, ma perché non ha applicato il programma, dal patto dei sindaci all'eolico. Ciò che non ho mai capito è stato l'accanimento di Marino contro Catanzaro, prosciolto da ogni accusa, mentre i casi delle discariche Oikos e Mazzarrà Sant'Andrea, che hanno avuto importanti sviluppi giudiziari, li sollevai io dopo la sua uscita dalla giunta». Rimane l'impressione di un intreccio fra politica, magistratura e mondo delle imprese che sta generando un clima pesante. «Guardi, dei contrasti fra Marino e Montante non mi interessa. Credo che nascano negli ambienti giudiziari di Caltanissetta. E un governo non entra in queste dinamiche. Io non sono sotto tutela di nessuno. Anche perché, per carattere, sono poco addomesticabile».
SICILIA - Crocetta: "Quell'accordo vale 6.500 posti di lavoro tornare indietro è da pazzi"
Il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, ha firmato un accordo con l'Eni per la salvaguardia dell'occupazione di Gela e per la trivellazione di petrolio in Sicilia. L'accordo stabilisce che ogni singola trivellazione debba essere vagliata da una speciale commissione composta da dirigenti della Regione. Crocetta afferma che questo accordo non è una provocazione, ma piuttosto un modo per trasformare l'oro nero del petrolio in ricchezza per la Sicilia. L'accordo prevede anche la creazione di posti di lavoro per gli operai della Fincantieri e la realizzazione di basi e trivelle per le raffinerie siciliane.
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