SANSEPOLCRO Farina di semi di trigonella e olio estratto dalla cottura della pianta. Oppure polvere d'alabastro unita a carbonato di soda, sale marino e miele. L'incubo delle rughe non è una fissazione moderna. Già gli antichi egizi avevano inventato ogni sorta di poltiglia per assicurarsi una pelle liscia e tonica, levigata e morbida. Un viaggio nel tempo alla scoperta della vita quotidiana del misterioso popolo del Nilo, è offerto dalla mostra di Sansepolcro, aperta fino al 31 ottobre nelle sale del Palazzo Bourbon del Monte, sede di Aboca Museum. «Igiene e bellezza nell'antico Egitto. L'altra dimensione del sapere», è il titolo di questo allestimento che riunisce più di settanta reperti provenienti per lo più dalla sezione egizia dal Museo Archeologico di Firenze. Grazie alla collaborazione con Aboca Museum, è stato realizzato un percorso noe solo archeologico, ma anche botanico, dove accanto ai reperti antichi sono state ricostruite ambientazioni storiche con piante, fiori, erbe, minerali e sostanze animali utilizzate nell'Egitto faraonico. Quattro le sezioni della mostra, dedicate ai profumi, alla cura della pelle, dei capelli e al trucco. E tra alambicchi e mortai si scopre come bellezza, raffinatezza, eleganza e igiene fossero elementi di un unica visione del mondo e dell'aldilà, e dove magia, scienza, religione e sessualità si intrecciavano per arrivare a una perfezione non solo estetica ma anche spirituale. Non a caso il profumo, etereo e impalpabile come lo spirito, era il mezzo più sublime per comunicare con Ra, il Dio Sole. La profumazione era infatti una vera e propria pratica religiosa per mantenere l'efficienza del corpo e assicurare l'immortalità. Tra i reperti esposti a Sansepol-cro, accanto al sarcofago del sacerdote Khonsumes, c'è anche il calco del famosissimo busto di Nefertiti, il cui originale quello con un occhio solo è conservato al Museo Egizio di Berlino. Si tratta di una scultura raffinatìssima, del ritratto della regina egizia con un grande copricapo azzurro: il trucco esalta i grandi occhi neri, dipinti e allungati con il «kohl», una specie di collirio a base di galena, minerale del piombo di colore nero, usato come protezione dal sole, dalla sabbia e dal vento, ottimo rimedio anche per la cura delle oftalmie. In più, come ombretto, si usava la polvere di malachite. «E' stato affascinante organizzare questa mostra in collaborazione con il Museo Archeologico di Firenze spiega Valentino Mercati, presidente di Aboca spa . E' stato come addentrarsi nello spirito di una civiltà di cui siamo in qualche modo discendenti». Sansepolcro Museo Aboca fino al 31 ottobre