IL REPORTAGE È UN modello di museo ma è già chiuso perché inagibile. Lo presidiano sette custodi, nonostante sia negato al pubblico da luglio di quest'anno, e prima della chiusura erano 44. Sì, non è un errore, erano proprio 44. Eccola l'ultima prova del paradosso dei beni culturali siciliani: il museo archeologico di Centuripe, in provincia di Enna, un esempio magnifico di cultura impedita, 2 mila metri quadrati di arte greco romana, un edificio luminoso di quattro piani che straripa di opere. «È chiuso per problemi di sicurezza e per insufficienza di personale. Sette dipendenti non bastano, per riaprirlo ne servirebbero 12», dice il soprintendente di Enna, Salvatore Gueli. E va ricordato che questo museo regionale, prima della chiusura, ha registrato i seguenti numeri: 1105 visitatori nel 2012 (paganti solo 398 e 1.136 euro l'incasso) 3.171 nel 2013 (nessun incasso a causa del biglietto gratuito). Insomma, va bene che in Sicilia il sovraffollamento dei musei è una tendenza geograficamente uniforme, ma anche a Palermo i 44 funzionari di Centuripe (20 di appartenenza comunale e 22 a carico della Regione) sono apparsi una incongruenza eclatante che andava riequilibrata a favore della Venere di Morgantina e della Villa del Casale di Piazza Armerina, siti vicinissimi e in emorragia di operatori. È bastato lo spostamento a scatenare la rappresaglia dei trasferiti che una volta dislocati hanno scoperto le avversità del museo abbandonato. «I dipendenti che sono stati distaccati hanno spedito una lettera in cui denunciavano alcune falle nel sistema di sicurezza, da qui la chiusura», racconta Pippo Galofaro da trent'anni custode, baffi arcuati, che si affligge per la serrata. E dunque, non si capisce più quali siano i veri pezzi tutelati se le anfore o i custodi che sono rimasti intrappolati dentro questo museo inaccessibile. Sono infatti sette nell'edificio, esiliati come Napoleone all'Elba: non lavorano, aspettano la riapertura, un po' come l'imperatore bramava il ritorno a Parigi. «Mi hanno lasciato con un telefono, un fax, una stampante senza toner», dice sconfortato Galofaro. Il museo è stato aperto nel 2000, è costato un miliardo di lire circa, raduna il prezioso raccolto di un'area archeologica vastissima celebrata da Cicerone, oltre i doni dei centuripini che a colpi di picca hanno riscoperto necropoli e statue di una bellezza indicibile. Ed era così ingente il patrimonio che nel 2007 è stato inaugurato un terzo piano allestito con materiali d'avanguardia purtroppo vittima della piccola sciatteria progettuale e della manutenzione inevasa. «Una frana ha reso impraticabile il passaggio per accedere al seminterrato, i vetri sono lesionati, le porte purtroppo sono nuovissime, ma non sono quelle antincendio», spiega sempre il custode. Il soprintendente Gueli lascia intendere che sono manchevolezze facilmente rimediabili mentre insormontabile è il numero "insufficiente" di personale, tanto da dover ammettere la bizzarria della sciagura: «Il museo inagibile è un sollievo. Senza gli uomini necessari non potrei in nessun caso riaprirlo». È chiuso perché inagibile o perché carente di custodi? «Diciamo per tutte e due», risponde il soprintendente. Sta infatti diventando la vera maledizione della cultura in Sicilia, quella dei custodi, sono sproporzionati di numero ma sono pochi addirittura. «Lo riaprirei da solo, se potessi, ma come faccio? È vero siamo sette, ma cinque custodi usufruiscono della legge 104, e quindici giorni al mese non possono lavorare. I custodi in servizio restano due e i piani da visitare sono tre», argomenta Galofaro, l'unico personaggio positivo in questa commedia dell'assurdo. Il personale è quasi impossibile spostarlo da un sito a un altro, conferma Gueli, e Centuripe ne è la dimostrazione plastica. A capo di queste divisioni si è pure schierata la politica, non per vituperare le cifre, il disservizio, ma per fomentare il ritorno dei funzionari in paese. Nel 2000 hanno fatto a gara per intestarsi l'inaugurazione i due dioscuri di Enna, Vladimiro Crisafulli ed Elio Galvagno, entrambi del Pd. Oggi a battersi per la riapertura è Mario Alloro, deputato regionale, anche lui del Pd, che tra i due scornati si è messo in mezzo a colpi di comunicati stampa. Per soli 170 euro il museo ha perso la sua piazza virtuale, un sito web eccellente, le ultime brochure risalgono al 2000: «Sono finite, ecco le ultime» ammette rassegnata l'ultima sentinella. L'inverosimile è però anche un pasticcio di burocrazia. Il museo archeologico che la Regione annovera come di sua competenza, in realtà sulla carta appartiene al comune di Centuripe (intanto commissariato). Il palazzo di fatto è un no man's land: «Il comune non ha soldi per il museo, la Regione potrebbe darceli, ma il museo non è formalmente della Regione», spiega Galofaro che ha dovuto, prima della chiusura, riconsegnare una bellissima testa di Augusto. «Era stata prestata dal museo Paolo Orsi di Siracusa. Sono venuti a riprendersela per riporla nei magazzini». E a questo punto viene da chiedersi se l'unica soluzione per i capolavori di questa regione non sia custodirli, ma incustodirli. Qui infatti il vero problema non è più il furto, ma l'apertura.