L'assessore Anna Marson: col ricorso al Tar, Portoferraio rinuncia a far valere la propria voce politica nella fase di approvazione del piano di Luca Centini PORTOFERRAIO. Il Comune di Portoferraio ha presentato di recente un ricorso al Tar contro il piano paesaggistico della Regione, tra l'altro non ancora approvato, intravedendo nel piano il rischio «di bloccare l'economia e lo sviluppo del nostro territorio». Sul piano e sui rapporti con l'Elba abbiamo intervistato Anna Marson, assessore al governo del territorio della Regione Toscana. Assessore, lo scorso settembre è venuta all'Elba per incontrare sindaci e categorie economiche, illustrando loro il Pit. Dopo due mesi arriva il ricorso al Tar, l'unico presentato da un Comune toscano. E' sorpresa? «Dopo quattro anni e mezzo da assessore regionale purtroppo ho appreso come i giochi politici non seguano sempre logiche lineari. Ciò detto, mi ha stupito il fatto che il Comune di Portoferraio abbia rinunciato, ricorrendo al Tar, a far valere la propria voce politica nella fase di approvazione del piano». L'assessore regionale Anna Marson L'assessore regionale Anna Marson Ha già esaminato le osservazioni in arrivo dal territorio elbano, dopo che Portoferraio non ha atteso neanche le vostre controdeduzioni? «I nostri uffici hanno completato l'istruttoria di tutte le osservazioni pervenute, e stanno attualmente lavorando a predisporre le controdeduzioni. Entro il mese mi auguro che riusciremo ad approvarle come giunta trasmettendole al consiglio regionale per gli adempimenti necessari all'approvazione del piano. E' quasi superfluo ricordare come le osservazioni presentate dai Comuni siano oggetto di particolare attenzione sia da parte della giunta che del consiglio». leggi anche: Marini La giunta Ferrari ricorre al Tar contro il piano del paesaggio Clamorosa azione legale del Comune nei confronti del Pit non ancora approvato dalla Regione Marini: «Il provvedimento rischia di bloccare lo sviluppo» Quali effetti comporterà il ricorso amministrativo del Comune di Portoferraio dal punto di vista procedurale? «La parte del ricorso relativa alle norme di salvaguardia dovrebbe decadere non appena il piano sarà approvato, avendo perso la propria ragion d'essere. Rimane ovviamente la valutazione che il Tar è chiamato a dare sul fatto che nell'atto adottato dal consiglio regionale vi siano contenuti impropri o illegittimi, come sostiene il Comune. Su questo punto ricordo che la Regione si è attenuta con il concorso e la collaborazione di giunta e consiglio a quanto previsto dalle normative vigenti». La preoccupazione diffusa sul territorio è che il Pit nasconda un nuovo giro di vite relativo ai vincoli e alle tutele... «Devo dichiarare ancora una volta che gli unici vincoli contenuti nel piano paesaggistico regionale sono quelli già apposti dallo Stato nel corso dei decenni attraverso specifici decreti ministeriali, o previsti per legge statale. Il piano paesaggistico non ha introdotto nuovi vincoli. E' peraltro un fatto che l'Elba è quasi interamente coperta da diversi vincoli statali che non hanno peraltro evitato, nel corso degli anni, nuove edificazioni e trasformazioni paesaggisticamente rilevanti in aree vincolate, mentre ha imposto un peso burocratico aggiuntivo per le piccole modifiche a ciò che esiste. Il lavoro fatto dalla Regione col ministero dei Beni culturali e le Soprintendenze per ciò che riguarda le aree vincolate è stato finalizzato a dare certezza, a tutti gli operatori, di quali sono le trasformazioni che è possibile fare, e a quali condizioni. Per la maggior parte dei cittadini interessati ciò comporterà il beneficio di sapere in anticipo cosa si può fare, e di potersi appellare se ciò che è previsto come possibile viene negato». All'Elba si teme che col Pit saranno ancora più complicate non solo le nuove edificazioni, ma anche le ristrutturazioni (su tutte quelle alberghiere) esistenti. A settembre ha rassicurato gli Albergatori. Perché, secondo lei, il suo messaggio non è stato recepito? «Disporre di norme di riferimento più chiare riduce la necessità di mediazioni politiche e la possibilità di discrezionalità amministrative. Coloro che si vedono sottratti questi spazi d'azione hanno tutto l'interesse ad opporsi al piano. Ciò detto, capisco la preoccupazione degli albergatori e mi sono già dichiarata disponibile a capire insieme come garantire anche una gestione il più efficace possibile delle norme, una volta che saranno approvate». Tanti imprenditori lamentano il fatto che qualsiasi tipo di iniziativa venga bloccata quando non dalle norme dai pareri della Soprintendenza. Non crede che lo sviluppo economico dell'isola, (come viene detto in modo ossessivo da albergatori, imprese, geometri, sindaci etc), possa essere imbrigliato? «Al contrario, l'approvazione del piano garantirà la possibilità di mettere in atto, con procedure snelle già concordate col ministero competente, alcune semplificazioni decisive. Individuando ad esempio, nel vincolo dei 300 metri dalla costa, o nei 150 metri lungo i corsi d'acqua, le aree già urbanizzate nelle quali gli interventi minori sugli edifici già esistenti possano essere effettuati senza necessità di richiedere l'autorizzazione paesaggistica. Il piano paesaggistico approvato è quindi la condizione per ottenere le semplificazioni possibili, secondo quanto previsto dal codice, anziché lo strumento che appone nuovi vincoli, come si tende a rappresentarlo. Dando maggiori certezze a tutti relativamente al fatto che il paesaggio mantenga il suo valore, e alleggerendo il carico burocratico, in particolar modo sugli interventi minori, che sono anche quelli più numerosi». Quanto il Pit può migliorare la sicurezza idrogeologica dell'isola? «Il piano ha competenza in materia di paesaggio, non di sicurezza idrogeologica. Lo stesso vincolo paesaggistico statale dei 150 metri lungo i corsi d'acqua è finalizzato a tutelare il rapporto paesaggistico tra corso d'acqua e il suo ambito di pertinenza. Abbiamo tuttavia scelto, non a caso, di affrontare il tema del paesaggio considerando anche l'equilibrio del rapporto fra suoli, sottosuoli e flussi d'acqua. Sia il quadro conoscitivo che i diversi contenuti interpretativi e normativi del piano contengono nel loro insieme tutta una serie di indicazioni utili ad affrontare al meglio, attraverso una maggiore attenzione al paesaggio, anche il tema della sicurezza idrogeologica. Rovesciando anche alcuni tabù, come quello che finora proibiva di rimettere a coltura i terrazzi invasi dalla boscaglia. L'alluvione delle Cinque Terre ha dimostrato come le sistemazioni tradizionali dei terreni, e la loro cura e coltivazione, non siano soltanto un magnifico paesaggio, ma anche il paesaggio che meglio resiste agli eventi di pioggia intensa. La scommessa, per un'isola come l'Elba, è quella di riscoprire la cura del proprio paesaggio come opera fondamentale anche per la sicurezza idraulica».