PISA- Due milioni di metri cubi di camerate, spazi comuni conte palestre, aule, refettori spalancati sulla spiaggia dove migliaia di bambini italiani, nel periodo fra le due guerre, hanno conosciuto per la prima volta il mare. Poi, a partire dagli Sessania, un degrado che sembrava inarrestabile, spopolamento continuo, incalzare della macchia mediterranea. Eccolo Calambrone, tra Tirrenia e Livorno, dove il fascismo scrisse una delle pagine più importanti del suo "welfare" e dove ora è in atto un gigantesco recupero edilizio. Quei milioni di metri cubi non sono più ruderi ruderi con i tetti sfondati e le finestre spalancate dove entra il salmastro e la pioggia, ma stanno diventando case e alberghi. Abbandonate a poco a poco nel dopoguerra con l'affermarsi del turismo di massa, questa seconda vita delle colonie di Calambrone promette ora di trasformare quella lunga spiaggia dove ancora sopravvive un originario sistema di dune, in un centro turistico e residenziale destinato ad assumere una posizione di spicco nell'intero litorale toscano. Quando sarà concluso il recupero delle ex colonie, quasi tutte cedute a imprese private dalla Regione Toscana che ne era proprietaria a Calambrone si passerà da poche decine di residenti a circa duemila ed i posti letto negli alberghi saliranno da zero ad almeno cinquecento. Un boom che non conosce precedenti in Toscana anche per la concentrazione del fenomeno in uno spazio e in un tempo limitati. «La prima colonia alla quale abbiamo messo mano- spiega l'architetto Marco Sereni che del recupero di è stato un pioniere, poi seguito da altri - già accoglie residenti e turisti. E' la 'Principi di Piemonte " la più bella tra le tante colonie costruite in quegli anni e l'intervento ne ha rispettato fedelmente forma e volumi" Lo stesso sta accadendo ad altre colonie, ormai in mano ad imprese private che vi stanno realizzando abitazioni e alberghi secondo le scelte urbanistiche del Comune di Pisa. Insieme ai treni in orario, alle bonifiche e alla«funzione sociale per tutti il fascismo fin dalla seconda metà degli anni venti cominciò a pensare anche ai bambini delle famiglie che da sole non avrebbero potuto provvedere al loro benessere. Un impegno notevole. al quale fino ad allora avevano provveduto le istituzioni caritatevoli o la Croce Rossa che teneva in vita, senza però un progetto organico, il cosiddetto " movimento filantropico in favore degli ospizi marini" Il fascismo dette una svolta a questa esigenza. Dal 1925 al 1926: soppresse le libertà civili, sciolti i partiti, istituito il confino. . Superata la crisi del delitto Matteotti, Mussolini avvertì il bisogno di dare agli italiani non soltanto slogan, retorica e repressione, ma anche qualcosa di concreto e positivo. A ciò si aggiunse la considerazione, non certo secondaria, che questa nuova forma di turismo sociale e terapeutico avrebbe favorito il consenso delle nuove generazioni verso il regime. Fu così che nel 1928 fu istituita l'Opera nazionale maternità e infanzia che ebbe il compito di realizzare le colonie marine. Furono stabiliti di criteri di costruzione, parametri precisi per gli spazi e l'organizzazione e dal 1928 al 1940 l'On- mi realizzò una quarantina di colonie marine sul litorale toscano, da Marina di Massa all'Argentario. Altrettante sull'Adriatico, fra Rimini, Riccione e Cervia. Ma la capitale di questo piccolo mondo che vide i bambini in fila per due tuffarsi fra le onde e vivere ventiquattr'ore su ventiquattro in comunità rigidamente organizzate fu indiscutibilmente Calambrone. E' lì che sorsero alcune colonie-simbolo. Quelle colonie erano la «Regina Elena», la «Principi di Piemonte», la «Vittorio Emanuele». Dovevano significare qualcosa e ai loro progettisti fu affidato il compito non solo di costruirle bene ma nello stesso tempo di celebrare il fascismo e alcuni suoi simboli. Per questo la «Principi di Piemonte», vista dall'alto, ha la forma di un aereo rivolto verso il mare, la «Regina Elena», sempre vista dall'alto, ha la forma di un fascio littorio con un edificio che rappresenta la lama dove si trovavano cucine e refettorio mentre dormitori e locali di svago rappresentano il fusto. Alla «Vittorio Emanuele III» fu invece affidato il compito di riprodurre il disegno di un manifesto affisso dall'Onmi in quegli anni, con la figura di un bambino con le braccia aperte, proteso verso un abbraccio. Poi c'era la più grande: la «Rosa Maltoni», dedicata alla madre di Mussolini. Efficiente e sorprendentemente moderno il centro servizi, che nel dopoguerra era stato abbandonato. Anch'esso è in via di restauro. Comprende una chiesa, locali per uffici, ambulatori, la direzione sanitaria di Pisa, una lavanderia centralizzata e una centrale di teleriscaldamento. Dai rovi risorge Calambrone, per una nuova avventura