Siracusa. Quando, nel 2005, i commissari Unesco si affacciarono dai resti del Castello Eurialo per ammirare la città dal suo punto più alto, dissero che mai lo skyline di Siracusa sarebbe dovuto essere modificato. Pena la cancellazione dalla World heritage list. E pensare che allora non sapevano che qualcuno fosse pronto a presentare un progetto per trasformare il Porto Grande in scalo diportistico a cinque stelle. In realtà, ancora oggi, nessuno ha comunicato al comitato di vigilanza Unesco che il porto di Ortigia potrebbe ospitare navi da crociera e alberghi deluxe sul mare. «Dovrebbero invece saperlo, perché se i commissari dell'Unesco salissero oggi sulla fortezza di Eurialo, il panorama sarebbe quello di 10 anni fa? ». A rispolverare il Piano Unesco e i dettami del riconoscimento ottenuto da Siracusa e Pantalica è il Fondo ambiente italiano che ripercorre il rigido e lungo iter per il marchio "Patrimonio dell'umanità" oggi messo a rischio dal cemento selvaggio. «Il diktat è la salvaguardia del paesaggio - dice Sergio Cilea, tra i responsabili del Fai aretuseo - questione cardine nelle direttive dell'Unesco. Questo significa che dovesse venire modificato l'aspetto della città o il paesaggio extraurbano dovesse subire trasformazioni, l'Unesco cancellerebbe il riconoscimento che ha reso Siracusa e il val di Noto siti considerati un bene dell'umanità». Il Fai non contesta la realizzazione di porti turistici né la crescita urbana della città. «Ma non accetteremo mai isole sul mare né cemento a ridosso dei monumenti - dice Cilea - per questo informeremo chi di dovere. Il riconoscimento Unesco dev'essere un volano non solo turistico ma soprattutto culturale. E in questo contesto dispiace vedere chiusi monumenti e musei, tesori occultati ai turisti che negano la possibilità di godere un patrimonio che non appartiene a nessuno ma di cui tutti siamo custodi». Ed è sulla vicenda monumenti sbarrati nei giorni di festa che il soprintendente di Siracusa, Calogero Rizzuto, sfoga la sua amarezza dopo giorni di silenzio. L'architetto Rizzuto, che ha preso il posto di Beatrice Basile in uno dei momenti più difficili per la gestione dei beni culturali, è consapevole della necessità di modificare una gestione che provoca polemiche e disagi. A partire dai musei chiusi per carenza di personale. «Una questione annosa - dice Rizzuto - che parte da lontano. Stiamo facendo di tutto per evitare che le aree archeologiche e i musei del Siracusano chiudano nei giorni di festa, ma non è facile. Il problema non sono le risorse o il personale, ma la programmazione che non è stata fatta con adeguata razionalità. Lo dico da direttore di museo poiché ancora oggi reggo le redini della Casa museo Uccello di Palazzolo Acreide: chi conosce le strutture e il territorio sa bene che non ha senso tenere aperti siti e monumenti nei mesi di bassa affluenza, come è accaduto all'inizio del 2014. Piuttosto conserviamo la possibilità, e dunque la disponibilità dei custodi che non possono fare più di 21 festivi all'anno, per i mesi "caldi" come l'estate e le vacanze natalizie, per esempio». Le parole di Rizzuto, dunque, seguono quelle dell'assessore regionale ai Beni culturali Antonio Purpura che ha indicato questo meccanismo come causa di disagi per la fruizione del patrimonio. Ma questa è solo una delle grane che il soprintendente di Siracusa si trova ad affrontare. Gli uffici di piazza Duomo sono al centro della polemica relativa allo spostamento di tre funzionari dai servizi Architettonico, Paesaggistico ed Archeologico ad altre mansioni. Una rotazione che ha scatenato le ire di ambientalisti, associazioni culturali e compagini politiche. Rizzuto getta acqua sul fuoco. «La proposta del dipartimento regionale dei Beni culturali - dice l'architetto - rientra nella normalità delle attività amministrative dei nostri uffici. Io stesso sono stato protagonista di vari incarichi e spostamenti. Ritengo che gli accostamenti di queste settimane e le presunte guerre siano fuori luogo». E sulla cementificazione che minaccerebbe mura antiche, Porto grande e paesaggi, il soprintendente di Siracusa evidenzia come siano poche le responsabilità dirette dei funzionari pubblici della Regione. «Non c'è spazio per l'interpretazione della legge da parte dei dirigenti né di alcun funzionario regionale - dice - noi applichiamo strumenti chiari come il Piano Paesaggistico e come detta il Codice dei beni culturali. Il patrimonio sarà tutelato dalle norme». 12112014