COSÌ è riaffiorata una nave risalente alla prima metà del VI secolo avanti Cristo, a Gela, in quei fondali prospicienti contrada Bulala. Lì la storia si è incagliata, tirando giù a picco un'imbarcazione greca con tutto il suo carico: una ky-lix, coppa da vino di vernice nera proveniente dall'Attica, una brocca, un'anforetta, un vaso, detto cothon, d'importazione corinzia. A segnalare il relitto, composto da alcuni elementi lignei e una chiglia nascosti da una coltre di sabbia, è stato un subacqueo gelese, Franco Cassarino, che su autorizzazione della Soprintendenza ha provveduto al recupero. «Si tratterebbe dei resti di una nave che trasportava oggetti per commercializzarli afferma Sebastiano Tusa, soprintendente del mare Inoltre il relitto ha un grande interesse scientifico perché potrebbe essere il più antico per datazione fra quelli finora emersi dal mare di Gela». Un territorio, questo, che già a partire dal nome stesso racchiude aneddoti e racconti che risalgono al VII secolo avanti Cristo, quando qui venne fondata la potente colonia dorica. Sono molti infatti gli storici antichi che la descrivono, alcuni legando il nome Gela al verbo greco «ridere», altri associandolo all'omonimo fiume, come descritto pure da Virgilio nell'Eneide: «e da lontano appare Camerina, ed i campi Geloi, e la grandiosa Gela così chiamata dal nome del fiume». Tra relitti di antiche imbarcazioni e reperti inabissati, sempre a Gela è stato scoperto un lembo di necropoli arcaica. Mentre in città erano attive le ruspe per la sostituzione della condotta idrica, alcuni operai impegnati nei lavori di scavo hanno visto pian piano apparire un sepolcreto, composto da tre tombe e circoscritto da un piccolo cerchio di pietre. Gli studiosi e gli archeologi della soprintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta avvertiti della scoperta hanno rimosso dal fango argilloso diversi vasi e una grossa anfora, tutti attualmente in fase di studio, «per stabilire l'età e definire la natura di questa porzione di necropoli, che si presume possa risalire al periodo arcaico », ha spiegato Gianluca Calà, archeologo della soprintendenza di Caltanissetta. Ma le scoperte non si esauriscono qui. E in ogni angolo della Sicilia in appena due mesi, fra settembre e ottobre, i ritrovamenti sono stati continui, tanto che si potrebbe tracciare una vera e propria mappa. Da Santa Croce Camerina, nel Ragusano, a largo del mare di Lipari, dall'antica città greca di Selinunte, all'isola vulcanica di Stromboli: ecco i luoghi dove la storia con il suo carico di testimonianze ha deciso di ricomparire. A 130 metri di profondità, nelle acque blu di Lipari, la soprintendenza del mare, in collaborazione con la Global underwater explorers (Gue), che ha messo a disposizione due mini sommergibili biposto dotati di braccio meccanico e attrezzature videofotografiche, ha scoperto una nave affondata duemila anni fa. All'interno del relitto è stato trovato un antico altare in terracotta su colonnina con decorazioni in rilievo raffiguranti onde marine. «L'altare dimostrerebbe che a bordo delle navi si sarebbero fatti sacrifici agli dei per propiziarsi il viaggio», spiega sempre il soprintendenza Tusa, che ha coordinato la campagna di esplorazioni archeologiche insieme a Roberto La Rocca, con l'ausilio di Salvo Emma, nell'ambito del Project Baseline della Gue. Tra i reperti riemersi durante le ricerche effettuate tra Panarea, Lipari e Pantelleria vi sono anche decine di anfore. A Santa Cro- ce Camerina, invece, di fronte all'area detta del Palmento, nel Ragusano, il mare ha restituito un'ancora presumibilmente di epoca bizantina. A fare la scoperta l'istruttore Maurizio Buggea del Centro subacqueo ibleo blu diving, durante una esercitazione per i corsi professionali (Enfaga ed Enapra di Ragusa) d'indirizzo archeologico e naturalistico subacqueo. Quest'area marina così ricca di testimonianze continua a restituire tesori archeologici unici e non è un caso che nel passato sia stata spesso depredata da tombaroli subacquei a caccia di reperti. Con diverse strutture circolari, più di ottanta fornaci, una lunghezza di 80 metri, un'estensione di 1.250 metri quadrati, è considerata l'industria di produzione di terrecotte e ceramiche più grande del mondo antico, ed è riemersa lungo la valle del Cottone, all'interno del parco archeologico di Selinunte. Dopo un lavoro di ricerca durato quattro anni e condotto in team con l'Istituto archeologico germanico di Roma e l'Università di Bonn, gli studiosi starebbero adesso analizzando le fornaci e valutando fra le ipotesi quella secondo cui i forni più grandi sarebbero serviti per la cottura delle tegole, mentre quelli più piccoli per la produzione di vasi e altri oggetti. Infine, sono state scoperte nell'isola di Stromboli tracce di reperti e costruzioni che risalgono al Neolitico. Lo scavo stratigrafico avvenuto nella zona di San Vincenzo, dove già esiste un villaggio preistorico di cinquemila anni, ha fatto riemergere strutture protostoriche come capanne con muri in pietrame e focolare. «Una di queste risulterebbe essere la più grande per dimensioni finora rinvenuta di tutta la zona archeologica di San Vincenzo», sostiene, dopo cinque anni di ricerche, Sara Tiziana Levi, del dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell'Università di Modena e Reggio Emilia. «All'interno delle capanne di forma circolare o tutt'intorno sono state ritrovate perle provenienti dall'Egeo, ceramiche d'impasto fatte a mano e poi ciotole, tazze, vasi», afferma la studiosa. «Il villaggio preistorico è stato in attività per circa 500 anni, in un periodo di relativa calma del vulcano Stromboli spiega Alberto Renzulli, del dipartimento di Scienze della terra dell'università di Urbino oltre alle capanne vi sono terrazzamenti e diversi altari». Questa ricerca multidisciplinare archeologica e vulcanologica, iniziata nel 2009, è stata condotta anche con la collaborazione della soprintendenza di Messina, del Museo di Lipari, del Cnr-Isma e della Circoscrizione di Stromboli. «L'indagine svolta ha lo scopo di comprendere il rapporto tra occupazione umana ed eventi naturali conclude Renzulli L'interazione con il vulcano, i metodi di sussistenza, le materie prime, la tecnologia, i contatti e i commerci su scala mediterranea ».
la Repubblica
12 Novembre 2014
✓ Entità verificate
L'isola dell'archeologia, i tesori non finiscono mai
VA
Valeria Ferrante
la Repubblica
A Gela, in Sicilia, è stata scoperta una nave risalente al VI secolo a.C. con un carico di oggetti provenienti dall'Attica. La nave è stata trovata a 130 metri di profondità e potrebbe essere il più antico relitto finora emerso dal mare di Gela. La scoperta è stata effettuata da un subacqueo gelese che ha lavorato con la Soprintendenza del mare. Altri relitti antichi sono stati scoperti in Sicilia, tra cui una nave affondata a Lipari, un altare in terracotta a Panarea e un villaggio preistorico a Stromboli.
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