«TROPPI eccessi ai danni delle Apuane». È la denuncia che arriva dal convegno della Rete dei comitati per la difesa del territorio, al quale partecipa il critico letterario Alberto Asor Rosa. Secondo la Rete e anche Legambiente una modifica al testo del Piano paesaggistico regionale consentirebbe ai concessionari di riaprire le vecchie cave dopo 20 anni, anche quelle a quote superiori ai 1.200 metri. STESSO destino, stessa malattia. Per la Rete dei comitati per la difesa del territorio il futuro delle Apuane è legato a doppio filo con quello di Carrara: «Gli episodi rovinosi dei giorni scorsi sono sfortunatamente la dimostrazione delle tesi che abbiamo sostenuto negli ultimi anni, ovvero che l'abuso del territorio che viene compiuto sulle Apuane non solo determina fenomeni economici illegittimi e insostenibili con l'arricchimento di pochi e il depauperamento del territorio. Mette a rischio anche la sostenibilità stessa del territorio», dice il critico letterario Alberto Asor Rosa, non più portavoce della Rete è Mauro Chessa il nuovo ma ancora animatore del movimento degli ambientalisti toscani. Riuniti a convegno al teatro L'Affratellamento, i comitati accendono del resto i riflettori anche sul testo del Piano paesaggistico regionale. Non su quello licenziato dall'assessore all'urbanistica Anna Marson e dalla giunta, ma su quello che sta emergendo dalla commissione consiliare: «Con alcune modifiche al testo si introduce la possibilità per i concessionari di rimettere in funzione le vecchie cave dopo 20 anni, comprese quelle che si trovano a quote superiori ai 1.200 metri», è la denuncia che salta fuori dalla discussione del convegno. In particolare da Fausto Ferruzza di Legambiente. E sia la Rete sia le associazioni presente come Italia Nostra lanciamo adesso l'allarme di «forte peggioramento » dei contenuti del Piano paesaggistico in materia di cave. «Non si vedono rimedi che possano mettere al riparo la popolazione da questi eccessi e l'idea che tutto vada ripensato e 'ri-regolamentato' assume un'evidenza ancora più lampante che in passato», aggiunge perciò il critico letterario durante il convegno dell'Affratellamento. E che qualcosa non abbia funzionato al meglio in questi anni, secondo la Rete, lo dimostrano le alluvioni sempre più frequenti: «Non si può non osservare che l'elenco di opere urgenti contro il dissesto idrogeologico annunciate dal governatore toscano Enrico Rossi, è la testimonianza dei ritardi clamorosi che il pubblico ha accumulato negli anni in materia di protezione del territorio sostiene Asor Rosa è però anche la presa di coscienza da parte della Regione del fatto che alcuni interventi non possono essere più rimandati ». Il decreto Sblocca-Italia può aiutare a velocizzare alcune opere rimaste al palo? «Quel decreto è catastrofico. E può spiacere che Rossi usi il termine 'sblocchiamo' che suona come lo Sblocca-Italia nazionale, portatore invece di una serie di ricadute tutt'altro che positive». Perché catastrofico? «Perché per rendere possibili le grandi opere si trasferiscono poteri decisionali dal pubblico al privato. E alcune di queste grandi opere sono alcune totalmente discutibili, esempio di una visione dello sviluppo italiano fondato ancora una volta, e forse ancor di più, sull'utilizzo del territorio a fini speculativi », dice ancora Asor Rosa. Citando il progetto del sottoattraversamento Tav di Firenze, la moltiplicazione dei percorsi autostradali nel centro Italia e la Grosseto-Fano: «Opere di cui non c'è bisogno e che vengono invece invocate nel nome di uno sviluppo che non c'è e che andrebbe recuperato in altra maniera». ( m. v.)