Comincerà da Siracusa la rivoluzione nella politica dei Beni culturali del neoassessore regionale Antonio Purpura, un economista prestato alla cultura. «Voglio vederci chiaro, la vicenda della Sovrintendenza ha contorni che sarebbero gravi». Cercando una maggiore sintonia con il collega al Turismo, Purpura intende creare un nuovo circuito virtuoso per puntare alla destagionalizzazione. Un altro immediato passo sarà quello di evitare le chiusure nei festivi di siti archeologici e musei: «Si è lasciato che fossero visitabili nei mesi di minor afflusso turistico all'inizio dell'anno consumando così la possibilità di pagare straordinari e indennità ordinarie ai custodi per il resto del 2014. Un'assurdità a cui dobbiamo porre subito rimedio». La polemica sul porto turistico a Ortigia Siracusa. Aree archeologiche e musei chiusi, custodi sul piede di guerra, proteste dei sindacati. Soprintendenze polveriere. E ancora, Piani paesaggistici che non corrispondono alle cartografie dei Piani regolatori generali dei Comuni; Parchi archeologici perimetrati ma solo sulla carta. E poi centinaia di ricorsi e controricorsi di imprenditori, ambientalisti. Ha trovato questo sulla scrivania dell'assessorato regionale ai Beni culturali, il professore Antonio Purpura; l'economista della cultura. E ha già studiato le direttive generali delle questioni più scottanti a partire da quella di Siracusa, dove la rotazione di tre dirigenti ai servizi Archeologico, Paesaggistico e Architettonico - che sarebbero stati rei di eccesso di zelo in merito a questioni urbanistiche - ha scatenato una guerra tra presunti cementificatori e ambientalisti-intellettuali. E proprio da Siracusa, il neo-assessore Purpura partirà. «Voglio vederci chiaro - dice - la vicenda ha contorni che, se fossero davvero così, sarebbero gravi. Mi riservo di approfondire la questione in maniera seria e attenta e, solo dopo aver letto tutta la documentazione e confrontatomi con i funzionari, assumerò le mie decisioni. Da ciò che ho letto sui giornali quel che emerge è un quadro preoccupante. Intendo trovare una soluzione equilibrata coinvolgendo gli apparati coinvolti. Tutti». Il professore visiterà la Soprintendenza di Siracusa, parlerà con chi lavora negli uffici di piazza Duomo e verificherà le vicende relative a ipotesi di cemento a ridosso di mura antiche, porti turistici su litorali Unesco e resti archeologici assediati da villette a schiera. «Voglio vedere con i miei occhi - dice - e non solo la situazione aretusea, ma quella di tutte le Soprintendenze. In questi pochi giorni mi sono reso conto che gestire il patrimonio culturale siciliano sia una sfida, una scommessa. Entro in punta di piedi in uffici che possiedono risorse infinte, ma mi rendo conto che occorre lavorare forti di un assioma: non c'è tutela senza valorizzazione, e viceversa. In linea con le direttive del ministro Franceschini che condivido e perseguo in pieno. Ciò non vuol dire bloccare la realizzazione di porti turistici o piani di sviluppo laddove autorizzati correttamente, ma garantire la salvaguardia del patrimonio mettendolo a frutto anche economicamente». La prima analisi, l'assessore l'ha già fatta. Esiste un errore di fondo nella politica legata ai beni culturali in Sicilia: la mancata e costante sinergia con il settore del turismo e la programmazione concordata di strategie per il settore che rischia di essere sempre uguale a se stesso, esaurendo in sé le potenzialità che possiede. «Per questo io invece intendo lavorare insieme con l'assessore al Turismo - dice Purpura - e provare a cambiare alcune cose. Per esempio, il turismo siciliano, continuando così, non avrà lunga vita. Si basa su vecchie e consuete fondamenta: cielo-mare-sole. E così raggiunge l'apice nei mesi estivi nei posti consueti: Taormina, Cefalù, solo per citare due esempi che durante l'estate sono affollate e poi, entrano in letargo. Le strutture ricettive chiudono e si attende la primavera. Non è possibile in Sicilia, dobbiamo puntare alla destagionalizzazione e per far sì che questo termine acquisti valore, dobbiamo rendere i beni culturali attrattori. È questa la vera leva per superare la crisi economica che attanaglia da troppo tempo anche questo comparto». Non un "assalto" al patrimonio, non uno sfruttamento dei beni paesaggistici e museali; ma l'organizzazione, la programmazione di un sistema turistico autonomo, in sintonia con gli ambientalisti ma anche capace di creare lavoro. Tuttavia parlare di rilancio turistico in un momento in cui la Regione annuncia la chiusura di musei e siti archeologici nei festivi, diviene un'impresa. Anche per un professore consapevole dei limiti della sua Sicilia, come Purpura. Sul sito della Regione, infatti, è spuntato ieri l'avviso con cui si comunica che nel Siracusano - territorio che vanta una delle più alte concentrazioni di aree Unesco d'Italia - nei festivi di novembre e dicembre il Castello Eurialo, fortezza greca che troneggia sulle mura costruite dal tiranno Dionigi attorno alla città, rimarrà chiuso. E così anche la "Pompei del sud" che quella cittadina Megara Hyblaea, alle porte di Augusta, meta di studiosi da tutto il mondo sulle orme di George Vallet che qui scoprì case con tanto di strade, piazze e tracce di vita quotidiana. Chiusi anche gli Ipogei di Piazza Duomo e aperti solo di mattina tutti gli altri siti che, certamente, nelle vacanze natalizie saranno meta per antonomasia dei turisti in provincia. «Questo non dovrà accadere - dice l'assessore Purpura - e anche per questo voglio prendere le misure, diciamo così, delle strutture locali. Voglio vedere come funzionano i musei perché non possiamo permetterci che siano chiusi nei giorni di festa. Da quel che ho compreso, si è lasciato che fossero visitabili nei mesi di minor afflusso turistico all'inizio dell'anno consumando così la possibilità di pagare straordinari e indennità ordinarie ai custodi per il resto del 2014. Un'assurdità a cui dobbiamo porre rimedio» Razionalità, dunque, secondo l'economista è quel che manca. E allora anche programmazione, lungimiranza e capacità gestionale sono tasselli che certamente non sono stati al loro posto nel quadro di un patrimonio culturale, paesaggistico e museale protagonista di tanti, troppi disservizi. Il professore Purpura abbandona le equazioni da buon economista quando entra nel cuore della questione. L'ultimo assioma, in realtà, lo utilizza ma è quasi un sillogismo sentimentale. Purpura parla infatti di equità intergenerazionale quando accenna al dovere di chi lavora nel settore pubblico dei beni culturali. «Noi siamo custodi del patrimonio - dice - e vorrei che questo lo comprendessero tutti, dai dirigenti ai custodi. Abbiamo il dovere di far sì che ogni generazione possa ammirare, godere il patrimonio che a nostra volta ci è stato concesso dalle passate generazioni. Ma dobbiamo mettere a frutto i tesori veri della Sicilia consapevoli che sono la sola ricchezza che nessun concorrente potrà copiare. Una scommessa è quella di lavorare a un progetto, vero, di promozione del territorio con la novità di un economista a gestire il patrimonio. Turismo e cultura si può e si deve, con paletti chiari che chi verrà dopo dovrà rispettare nell'ambito di una visione organica e moderna del patrimonio immateriale siciliano. Un volano di sviluppo che deve creare lavoro ai giovani». 11112014