In piazza Santi Apostoli orchestrali e coristi anche della Scala di Milano e del Lirico di Cagliari. Una delegazione sindacale chiederà un incontro con il ministro della Cultura Dario Franceschini "Stop ai licenziamenti, difendiamo la cultura". Guarda soprattutto al Teatro dell'Opera di Roma, che lo scorso 2 ottobre ha licenziato 182 musicisti tra orchestra e coro, il sit in nazionale dei lavoratori delle Fondazioni lirico-sinfoniche, organizzato da Cgil, Cisl, Uil e Fials, in corso a piazza Santi Apostoli a Roma. Con i colleghi del Costanzi anche i tecnici e gli artisti della Scala di Milano, del Massimo Bellini di Catania, del Lirico di Cagliari o del Maggio Fiorentino. "Non zittite l'arte", "La cultura è in coma", "Orchestracoroteatro", alcuni degli striscioni esposti, oltre a quello che recita l'articolo 9 della Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione". Leader sindacali, sovrintendenti come Francesco Ernani del Comunale di Bologna, qualche politico come Vincenzo Vita (Pd ) e Gianluca Peciola (Sel) e un centinaio di musicisti tutti uniti "contro lo smantellamento del sistema di produzione culturale italiano- si legge in un volantino- per il rispetto della legalita' nelle fondazioni e la revoca della procedura dei licenziamenti all'Opera di Roma". Molti i lavoratori delle fondazioni che indossano magliette nere con la scritta 'Non zittite l'arte', mentre altri hanno spillette bianche con una nota musicale nera in segno di lutto. Uno striscione recita 'Giu' le mani dal Teatro dell'Opera di Roma'. "Siamo qui per una manifestazione nazionale contro una scelta sciagurata che se dovesse passare a Roma avrebbe gioco facile anche nelle altre fondazioni- spiega Alberto Manzini, segretario generale della Slc Cgil Roma e Lazio- Con loro siamo qui per chiedere al ministero dei Beni culturali l'impegno a ritirare la procedura di licenziamento". "Trenta anni di buchi - aggiunge Francesco Melis, della Uilcom di Roma e del Lazio - ci stanno scavando una fossa profonda dove ci vorrebbero mettere dentro. La responsabilità è della politica, che gestisce i teatri, non dei lavoratori che prendono buste paga non corrette per il livello della loro professionalità. Ci stanno massacrando, siamo qui per cercare di non essere smantellati. Sappiamo - chiosa - che gli interventi economici sulla cultura sono un investimento, un volano economico per la nazione". Al termine della manifestazione una delegazione sindacale si recherà nella sede del Mibact a via del Collegio Romano, dove chiederà un incontro con il ministro Dario Franceschini, per chiedere il ritiro dei licenziamenti al Teatro dell'Opera. "Vedremo se ci riceverà, perché di solito facciamo molta fatica a essere ricevuti dai ministri della Cultura in questo Paese- dice Lorella Pieralli, rappresentante della Fials e corista del Teatro dell'Opera di Roma- A Franceschini diremo che la soluzione per sanare una volta per tutte i teatri d'Opera d'Italia è una riforma organica del settore che faccia scomparire dal tavolo e dai contenuti delle quattro leggi che si sono succedute negli ultimi dieci anni, una peggiore dell'altra, inclusa la Bray, il concetto che le istituzioni culturali di questo Paese debbano produrre profitto, perché è una vergogna". Secondo Pieralli "altra cosa è dire che serve efficienza, ma per fare questo servono dirigenti capaci, e finora non ce ne hanno mandato nemmeno uno. Io chiedo, insieme ai miei colleghi lavoratori- conclude- la sostituzione immediata della governance del Teatro dell'Opera di Roma che si è dimostrata incapace ancora una volta, con 3,4 milioni di euro di buco di bilancio che chiede di risolvere ai lavoratori, di governare il Teatro in maniera efficiente".