Un gioiello di arte e architettura appena fuori dalle mura urbiche, a pochissima distanza dalle 99 Cannelle, sarà presto restituito alla città. Sono terminati, con 95 giorni di anticipo rispetto al previsto, i lavori del primo lotto della chiesetta di Santa Maria del Ponte, realizzati dalla direzione regionale per i Beni culturali e dall'impresa Gavioli di Montorio al Vomano, ed entro l'anno comincerà il secondo lotto. La piccola struttura, che si affaccia direttamente su via Tancredi da Pentima, conserva al suo interno una preziosa edicola votiva, risalente con ogni probabilità al 1400, in pietra affrescata e intagliata. «L'anticipo sul termine dei lavori era auspicato dall'amministrazione comunale vista la posizione della chiesa che ha determinato grandi problemi nella regolazione del traffico» spiega Augusto Ciciotti, responsabile dei lavori «le opere sono cominciate a marzo scorso e sono state ultimate ad agosto, mentre la conclusione era prevista per fine novembre. L'accelerazione era doverosa anche perché la chiesa versava in condizioni strutturali gravi». L'edificio, di piccole dimensioni, era stato messo in sicurezza da parte dei Vigili del fuoco nell'immediato post-sisma, con un'opera provvisionale. Nei mesi successivi la struttura del vice commissario per la tutela ai Beni culturali, Luciano Marchetti, ha predisposto il progetto per provvedere alla riparazione dei danni, al miglioramento strutturale e sismico e al recupero funzionale della chiesa. «Le risorse del primo lotto erano modeste» continua Ciciotti «con un importo complessivo di 175mila euro circa, abbiamo provveduto a tutte le fasi di riparazione, consolidamento e miglioramento strutturale. Il secondo lotto si occuperà del completamento delle parti architettoniche, della sistemazione della pavimentazione, del completamento dell'impiantistica, degli interventi sulla parte muraria e storico-artistica dell'edicola monumentale conservata all'interno». La cappella già prima del terremoto era aperta solo raramente ed era gestita dai frati della comunità di Santa Chiara. «Con questi interventi vorremmo ridare la disponibilità, la fruibilità e la funzionalità all'immobile storico» dice il responsabile del procedimento «auspicando che ci siano le condizioni per l'apertura, in modo tale che aquilani e non possano conoscerla. Vorrei fare un appello agli amministratori comunali e a tutta la città affinché questo gioiello architettonico possa essere inserito in un itinerario turistico culturale che comprende le mura civiche, la fontana delle 99 Cannelle, la chiesa di San Vito, il futuro museo nazionale che sarà ospitato nell'ex mattatoio e il fiume Aterno, fino alla via crucis che porta al santuario di Roio. Unire i beni culturali e beni paesaggistici della città deve essere la parola d'ordine per rilanciare il turismo». La chiesa di epoca rinascimentale è stata consacrata o riconsacrata nel 1457. L'ipotesi, infatti, è che la sua esistenza sul territorio fosse precedente. A seguito del terremoto del 1461 potrebbe aver subìto dei danneggiamenti, che avrebbero portato a una rivisitazione dell'involucro murario. «Nei documenti storici non è certa la localizzazione dell'edicola» continua Ciciotti «si pensa che prima di essere portata nella chiesa potesse trovarsi proprio sul ponte del fiume Aterno, come ipotizzato da monsignor Antonini. Comunque la struttura risale alla prima metà del 1400. Di particolare interesse è la trabeazione con decorazioni, incisioni e affreschi di rilievo. Sulle pareti, inoltre, c'erano affreschi che sono stati asportati e ricollocati su supporti rigidi, attualmente nel deposito della direzione regionale beni culturali all'Aquila. Al termine dei lavori provvederemo alla loro ricollocazione». Già entro il prossimo mese, intanto, dovrebbe cominciare il secondo lotto di lavori, per un importo complessivo di 100mila euro. Questa seconda fase dovrebbe essere meno complessa della precedente che ha riservato non poche sorprese. «Non pensavamo, ad esempio che le murature nascondessero strutture in cemento armato, intorno all'oculo della facciata e al di sotto delle capriate. Forse negli anni Sessanta era stato realizzato un cordolo in cemento armato che potrebbe aver aiutato la stabilità della chiesa durante il sisma» spiega Alessandro Mazza, direttore dei lavori.