Presentato «Gela 3». Si tratta del più antico relitto in Sicilia con il suo prezioso carico del VI secolo avanti Cristo Forse il 23 dicembre la gara d'appalto del Museo della Navigazione Un nuovo antichissimo relitto e le tracce del primo porto costruito dai coloni rodio cretesi dopo la fondazione della città: sono sensazionali le nuove scoperte della Soprintendenza del mare. Nei fondali di Bulala, a 4 metri di profondità, a metà percorso tra il relitto «Gela 1» (quello già recuperato ed in attesa di esposizione) e il relitto «Gela 2» (scavato ma non ancora recuperato) giace una nuova e più antica nave greca. Si chiama «Gela 3» ed è un mercantile che faceva la spola tra la madrepatria cioè la Grecia e le colonie. E' stata scoperta dal Franco Cassarino un sub volontario che collabora da anni con la Soprintendenza del mare. Uno accanto all'altro Cassarino ha trovato nei fondali torbidi di Bulala i legni del relitto della prima metà del VI sec. a. C (il più antico in Sicilia) con pezzi del fasciame, della chiglia (ha uno spessore di 30 cm) e l'ancora di pietra, il carico della nave con anfore, una brocca, una kylix a vernice nera d'importazione dall'Attica ed un vaso detto cothon d'importazione corinzia che serviva per bere ed è un pezzo pregiato. Poco distante un'anfora di epoca romana che non appartiene perciò a quel relitto ma fa ipotizzare la presenza nella zona anche di una nave di quell' età. E' rilevante e di pregio la scoperta effettuata nei fondali di Bulala, un'area dove si ritiene fosse ubicato l'antico scalo della colonia di Gela. Doveva essere una sorta di porto - canale come quelli di Akragas o Kamarina con opere a difesa dei flutti. Del porto di Gela in età greca sono state trovate delle tracce in alcuni blocchi di pietra squadrata rinvenuti proprio a Bulala e che dovrebbero essere le opere di difesa allo scalo. Questi risultati sono stati resi noti ieri al museo atcheologico nel corso di una conferenza stampa tenuta dal Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa con il direttore del museo Ennio Turco, l'arch. Stefano Zangara, il sindaco Angelo Fasulo e lo scopritore Franco Cassarino. I materiali strappati al mare, tutti del VI sec. a. C e di origine attica e corinzia (ad eccezione del pezzo di età romana) sono stati portati a terra e restaurati nel laboratorio del museo. I legni del relitto sono rimasti, invece, nei fondali di Bulala in attesa di fondi per il recupero e restauro. Ci vorranno trent'anni per arrivare alla loro esposizione come è accaduto per il relitto «Gela 1? » «Niente fondi dalla Regione ma noi non ci arrenderemo. Contiamo su fondi europei e per questo abbiamo presentato 40 progetti tra cui alcuni per Gela - ha detto il dott. Tusa - ma anche su sponsor stranieri. Ho contatti con americani e russi. Spero di convincerli ad investire a Gela». Servono fondi amche per restaurare i legni che non andranno in Inghilterra come fu per il relitto Gela 1. Il dott. Sebastiano Tusa preferisce il restauro con polisaccaridi che mantengono il cromastismo del legno e viene effettuato da laboratori specializzati in Italia. La proposta del dott. Tusa di creare un laboratorio del legno bagnato in Sicilia, anni fa, non ha avuto seguito. Gela per la presenza di ben due relitti era candidata ad ospitare quel laboratorio. Un'occasione perduta. Il direttore del museo Ennio Turco ha dato notizia della conclusione dell'iter per la gara del Museo della Navigazione a Bosco Littorio. Una lotta contro il tempo. Se non ci saranno intoppi la gara si celebrerà il 23 dicembre. Se ci saranno difficoltà, si rischia di perdere i fondi europei. « Una scoperta eccezionale -ha detto il sindaco Angelo Fasulo intervenendo alla presentazione dell'ennesimo ritrovamento archeologicO nel mare di Gela - che avviene in un momento particolare in cui Gela cambia pelle e la sua industria si riconverte. La svolta che Gela aspettava è arrivata ed anche i nostro beni archeologici e la nostra storia ci danno una mano». Emozionato Franco Cassarino che ha voluto ringraziare la società Di Marca che gli ha donato le bombole per le sue immersioni durante le quali «strappa» al mare gioielli di grande valore. M. C. G. 09112014