Si tratta dei legni e dei materiali di una nave databile alla prima metà del VI secolo a. C. e quindi più antica di circa 80 anni rispetto al relitto "Gela 1" Maria Concetta Goldini Non sta nella pelle il Soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa. Quel grande scrigno di gioielli archeologici che è il mare di Gela ha restituito il più antico relitto attualmente esistente in Sicilia con parte di quello che doveva essere il suo carico. Si tratta dei legni e dei materiali di una nave databile alla prima metà del VI secolo a. C. e quindi anche più antica di circa 80 anni rispetto al relitto "Gela 1", il mercantile greco scoperto nello stesso specchio di mare nel 1988 e finito di recuperare nel 2008. In verità, il mare di Bulala, con i suoi fondali sabbiosi e resi torbidi per gran parte dell'anno dal gioco delle correnti, ne custodisce ancora altri due di relitti greci, ma tutti di età più tarda. La SOpRINTENDENZA del mare è giunta alla sensazionale scoperta dei legni dell'antichissimo relitto grazie alla segnalazione di Franco Cassarino, un sub volontario che è anche presidente della sezione "Mare nostrum" di Archeoclub. È stata subito avviata una campagna di controllo del fondale per il recupero dei materiali coordinata dal dott. Stefano Zangara, con il patrocinio del Comune, del Museo Archeologico regionale, la collaborazione della Capitaneria di porto e dei subacquei volontari locali. I legni della nave, tra cui parti ascrivibili al fasciame, sono stati individuati, emergenti dalla sabbia, a 4 metri di profondità. Si tratta non di una nave "cucita" come il relitto "Gela 1", ma legata da un sistema di tenoni e mortasse. Poco distante dai legni c'erano dei pezzi in ceramica che si ritiene facciano parte del carico della nave. «La scoperta - dice il dott. Tusa - è avvenuta in un tratto di mare a Bulala in direzione di quello che doveva essere il porto-canale della colonia greca di Gela. Siamo negli anni vicini alla prima colonizzazione greca e quei resti dell' imbarcazione ritrovata fanno ipotizzare che fosse una delle navi che partivano dalla madrepatria cariche di materiali utili ad agevolare l'insediamento dei coloni in Sicilia. I materiali recuperati ci fanno supporre che la nave abbia fatto tappa a Corinto ed Atene per rifornirsi di materiale per le colonie. Una delle tappe in Sicilia, quella di Gela, è stata fatale perché qui è affondata». In particolare sono stati recuperati un'anforetta, una brocca, una kylix a vernice nera d'importazione dall'Attica ed un vaso detto cothon usato per bere d'importazione corinzia. La tipologia dei materiali ha consentito la datazione alla prima metà del VI secolo a. C, un periodo in cui la colonia di Gela era emergente nell'isola ed i rapporti con la madrepatria erano intensi. Domani alla sala conferenze del museo archeologico, alla presenza del Soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa, e del direttore del Museo archeologico, Ennio Turco, sarà proiettato il filmato con le riprese subacque del ritrovamento e si presenteranno i reperti recuperati. Un successo dell'archeologia siciliana che, pur in assenza di risorse e grazie all'impegno forte della SOpRINTENDENZA del mare e dei volontari locali, riesce a far emergere preziosi gioielli. Ma poi si va a sbattere con l'assenza di fondi per la musealizzazione e fruizione del patrimonio strappato al mare. A Gela per il primo relitto sono passati 20 anni dalla scoperta al recupero. Altri cinque per il restauro dei legni in Inghilterra e nel frattempo non si è riusciti a costruire un museo per accogliere nave e carico. La prima nave greca è rinchiusa da tre mesi in sessanta cassette di legno al museo archeologico in attesa che si trovino i fondi per acquistare qualche condizionatore e due porte necessarie ad allestire la sede provvisoria. La gara per il nuovo museo del mare (6 milioni di euro con fondi europei) dovrebbe celebrarsi il mese prossimo e chissà quando si completerà. Ed intanto mese dopo mese dal mare gelese affiorano reperti importanti e relitti. Tanti materiali per un museo che potrebbe essere unico al mondo ed aiutare l'economia di una città orfana ormai del petrolio. In Sicilia non ci sono soldi per la cultura e il bene archeologico è fanalino di coda delle politiche economiche dei governi. Nell'isola i problemi sono altri: non si riesce a tenere siti e musei aperti la domenica e a trovarei fondi per un minimo di pulizia dei siti archeologici. «Quest' ultima scoperta per la sua particolarità - commenta il dott. Tusa - rende necessario reperire fondi per riportare a terra e restaurare il relitto ed il carico. Io porrò il caso Gela all'attenzione di grandi investitori americani con cui sono in contatto. Bisogna lavorare in sinergia con le istituzioni ed il territorio per attrarre investitori. Su questo voglio impegnarmi. Oggi la mia SOpRINTENDENZA ha pezzi recuperati dal mare gelese parcheggiati al museo o in altri luoghi e questo non serve al territorio che invece potrebbe trarre ricchezza dal presentare al mondo, attraverso pezzi unici, una storia antica ed affascinante». 07112014