FURIA Rossi. Il giorno dopo il disastro di Carrara il presidente della Toscana annuncia una commissione d'inchiesta amministrativa per stabilire «entro 15 giorni» perchè il maledetto argine sul torrente Carrione, rifatto con un appalto della Provincia di Massa e collaudato solo nel 2010, è crollato causando milioni di euro di danni e allagando 1.600 case. «Voglio accertare le cause di questo disastro che si poteva evitare. Faremo una relazione, manderemo tutto in Procura, ci riserviamo un'azione legale per danno contro i responsabili», tuona il governatore a 24 ore dal crollo. Il viaggio blitz a Carrara mercoledì e una mega riunione coi tecnici ieri suggeriscono al presidente una linea durissima: basta alibi, basta burocrazia. Per questo nel pomeriggio di ieri la giunta vara lo stato d'emergenza regionale dando di fatto il via a 215 opere fin qui impantanate. La linea su Carrara è netta: «La Regione ha cofinanziato quell'argine con 4 milioni. Le prime notizie sono tali da indignare e da lasciare senza parole. L'argine pare non fosse imbracato e io che non sono un ingegnere ho potuto vederlo, pare non sia stato costruito secondo il progetto conforme. Credo di avere il diritto di arrabbiarmi e indignarmi». Anche col ministro dell'ambiente Galletti, che sostiene che i governatori di Regione abbiano già poteri di commissari: «E' un ministro, certe cose dovrebbe saperle - sbotta siamo commissari per le opere 2010, io chiedo poteri speciali per oggi, solo così saremmo a posto contro il rischio di veti privati». IL CASO ERNESTO FERRARA QUASI uno "sblocca Toscana". La giunta regionale vara ieri lo stato d'emergenza regionale e come per magia sparisce la burocrazia che fin qui impantanava 215 opere contro il rischio idrogeologico in giro per la Toscana: niente gare d'appalto, siccome si tratta di lavori tutti sotto i 5 milioni Comuni e Province possono procedere con negoziati semplici e veloci e partire con cantieri sprint. Questo sancisce la delibera che il presidente Enrico Rossi fa approvare nella giunta di ieri pomeriggio. Un atto che elenca una per una le opere, per un totale di 127,5 milioni di euro, e soprattutto sdogana un principio quasi rivoluzionario per l'Italia delle pastoie burocratiche: «Di tutte queste opere dichiariamo l'estrema urgenza e sulla base di un progetto definitivo o anche di massima i soggetti attuatori potranno chiamare per ciascun lavoro dieci imprese, fare una trattativa negoziata e procedere così all'affidamento dei cantieri», spiega Rossi. «Seguendo questa procedura, resa possibile dalla recente modifica della nostra legge della Protezione civile e dallo Sblocca Italia, queste opere potranno essere in grandissima parte appaltate entro tre mesi e i lavori avviati nei primi mesi del 2015. Ogni opera ha un responsabile del procedimento, li chiameremo tutti qui e indicheremo come comportarsi per fare gli appalti nel più breve tempo possibile», aggiunge il governatore. È una svolta destinata ad entrare nella storia toscana quella di ieri. Da Livorno a Pisa, da Firenze a Grosseto possono ora partire opere di messa in sicurezza attese da anni per quasi 130 milioni di euro, 34 provela, dalla Regione, il resto dall'Europa o dallo Stato. Dall'adeguamento degli argini del torrente del disastro, il Carrione di Carrara (oltre 1 milione di euro) alla cassa di espansione di Camporeggio ad Orbetello, dagli argini rinforzati del torrente Ugione a Livorno all'adeguamento dei ponti ferroviari sulla vecchia Aurelia per proteggere l'abitato di Vada e lo stabilimento Solvay fino alle opere idrauliche sul Serchio nel comune di Vecchiano, Pisa. Il tutto senza gare d'appalto, una mole di lavori mai vista, quasi un "piano Marshall" per fiumi, torrenti, invasi, strade, scuole, ponti e strade a rischio. Oltre 8 milioni ad Arezzo, 5 a Firenze, ben 30 a Grosseto, forse la provincia più flagellata, 27 a Massa Carrara, 6 a Lucca, 11 a Pisa, 16 a Siena. Nuovi argini, nuove strade, casse di espansione, interventi di regimazione idraulica. Opere da 90 mila euro o da 3- 4 milioni. Comunque tutte sotto i 5. «Voglio reagire assumendomi il massimo di responsabilità e facendo cose mai fatte finora. Oggi diamo un colpo alla burocrazia, non ci sono eguali nel panorama italiano», rivendica Rossi. «I disastri dipendono in parte da cambiamenti climatici, ma anche e soprattutto da una santa alleanza tra finanza e mattone che dura da trent'anni. Noi l'abbiamo combattuta, stabilendo la non edificabilità nelle zone a rischio idraulico P4, con la Legge 1 che blocca il consumo di suolo e con il piano paesaggistico che approveremo. Provvedimenti che costituiscono una svolta senza precedenti in Italia nel governo del territorio e che per i prossimi trent'anni pongono le condizioni perché il dissesto e lo stupro del nostro territorio non abbia più a verificarsi». Quel che si è rotto a Carrara non è solo un argine, sostiene del resto il governatore: «È il rapporto di fiducia dei cittadini che rischia di esondare. La situazione è a livelli insostenibili. Il patto che lega stato e cittadini è fondato proprio sulla sicurezza, della vita e delle proprietà, che lo Stato deve garantire». Per questo all'emergenza del territorio bisogna rispondere con armi speciali: «Queste opere che avviamo possono essere bloccate sul punto degli espropri, dai privati. Se il governo mi conferisse poteri di commissario di governo come chiedo io, neanche i privati potrebbero più fermarle con i ricorsi al Tar», chiede Rossi. Convinto che la spesa per questi lavori debba «rimanere fuori dal patto di stabilità». Insieme alle Università toscane via libera anche ad un nuovo censimento degli argini in cemento: «Dopo la verifica che abbiamo svolto negli anni scorsi in seguito alla rottura dell'argine del Serchio sullo stato della consistenza e della solidità di tutti gli argini costruiti in terra in Toscana, attiverò una collaborazione con le università per una verifica delle altre situazioni, in particolare come in questo caso argini in cemento amato, allo scopo di costruire una graduatoria di interventi e rassicurare i cittadini di altre zone della regione», annuncia Rossi.
TOSCANA - Rossi: sblocchiamo 215 opere in Toscana
Il presidente della Toscana Enrico Rossi ha varato lo stato d'emergenza regionale per affrontare le opere di messa in sicurezza contro il rischio idrogeologico in giro per la Toscana. La delibera varata nella giunta regionale ieri pomeriggio prevede l'approvazione di 127,5 milioni di euro di spesa per 215 opere, tra cui nuovi argini, strade e casse di espansione. Le opere saranno appaltate senza gare d'appalto, con un procedimento veloce e semplice. Il governatore sostiene che la burocrazia che finora impantanava le opere è stata "sdoganata" e che il nuovo procedimento permetterà di affrontare le opere entro tre mesi.
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