Il retroscena delle agitazioni dei custodi che hanno scatenato l'ira del ministro "CLOSED?". Sì, ancora chiuso, rispondono dall'interno allargando le braccia, tra distacco palese e vago imbarazzo. Sono le 10.30, il parco archeologico più famoso al mondo, 2 milioni e mezzo di visitatori l'anno, dovrebbe essere aperto da due ore: invece i custodi in lotta contro orari e regime del "nuovo corso" voluto dal manager Nistri e dal soprintendente Osanna entrano in agitazione, parola intraducibile all'estero perché significa sciopero anche se nessuno lo ha proclamato. "C'è l'assemblea sindacale", spiegano i lavoratori legati quasi esclusivamente a un solo sindacalista Rsu, Antonio Pepe, già noto esponente di Cisl e Uil che oggi non disdegna di apparire come "l'uomo dei cancelli", l'outsider che tiene in pugno una singolare battaglia. Oltre mille visitatori restano immobli sui cancelli, come gli altri duemila che già mercoledì erano stati fermati sulla soglia, stesso motivo. Analoga "azione" era stata fissata per stamane: ma il governo non fa passare l'abuso, il ministro Dario Franceschini dice basta e l'ennesima "assemblea" è revocata in extremis. Mentre a Pompei soffia uno stanco scirocco sulla folla di viaggiatori in attesa, da Roma il responsabile dei Beni culturali e Turismo fa scoppiare la bufera. Quei cancelli chiusi, twitta Franceschini, sono "un danno incalcolabile per l'immagine dell'Italia". E aggiunge: "Da quando sono ministro, a Pompei sono arrivate 78 persone per superare le carenze di personale. E altre 75 arriveranno a dicembre". Sostegno ovviamente dal Pd e dal sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, che è stata a lungo presidente del Fai, e anche la Cgil si smarca. Come controparte, resta il quasi sessantenne Pepe, che replica a ogni battuta: "Il ministro? Esagerato". Come: esagerato? "Guarda alle conseguenze e non si interroga sulle cause. Qui lavoriamo più che in tutti i siti e i musei, gli Scavi aprono alle 8.30 grazie a una mia proposta di tanti anni fa, gli altri sindacati non contano e non hanno che pochi iscritti, ma mica è colpa mia. Piuttosto: meno male che nessuno si è accorto che oggi è l'anniversario del crollo della Scuola d'Armi, 4 anni fa". L'avvertimento del ministro tuttavia arriva chiaro: non saranno consentite altre forzature. "Motivazioni pretestuose", tuona anche Osanna. "Iter e dialogo sulal riorganizzazione del lavoro erano già avviati da tempo". Dopo la revoca dell'assemblea di oggi, l'appuntamento è fissato per martedì. "Auguriamoci che si voglia cercare la vera soluzione e riorganizzare i servizi e incentivare con qualche aumento", dice l'uomo dei cancelli.