«I cantieri sono fermi da oltre un anno ma nel frattempo i costi per la realizzazione del passante fiorentino dell'alta velocità sono esplosi». A denunciarlo è il Comitato No Tunnel Tav di Firenze che ha analizzato il bilancio 2013 di Nodavia, la società creata da Coopsette, general contractor dei lavori commissionati da Ferrovie per realizzare stazione e tunnel AV. E avrebbe scoperto che «i costi dei non lavori del passante hanno comportato un aumento di oltre il 500» passando da 120 a circa 600 milioni di euro. «Faremo un esposto alla Corte dei conti» annuncia il portavoce del Comitato Tiziano Cardosi. Il dato è ricavato dalla «relazione sulla gestione» e dal capitolo «riserve» inserito nel bilancio. Le riserve, spiega Cardosi, sono le richieste da parte del costruttore Nodavia di maggiori prestazioni economiche dovute all'aumento dei costi sostenuti: il «di più» rispetto agli accordi presi col committente Ferrovie. «Al 31 ottobre 2013 ammontavano a 421 milioni, al 30 aprile 2014 a 528 milioni». Il costo dell'opera sarebbe quindi quasi raddoppiato. «Nodavia si è aggiudicata un appalto da 770 milioni, ha svolto lavori per 210 (90 per lo «scavalco» di Castello e 120 per opere connesse al sottoattraversamento) e ha già previsto 'riserve' per oltre mezzo miliardo. La somma fa 1,3 miliardi ». Costi sostenuti a cantieri quasi fermi, dato che nel gennaio 2013 la Procura di Firenze, dopo due anni e mezzo di indagini, ha ottenuto il sequestro di fresa, materiale edile, conti correnti e indagato a vario titolo 7 società e 33 persone tra cui molti dirigenti di Italferr e Nodavia per associazione a delinquere, frode in pubbliche forniture, traffico di rifiuti, truffa, corruzione. Ma chi stabilirà se le riserve avanzate da Nodavia a Ferrovie siano una cifra congrua? «Il direttore dei lavori, che dovrebbe essere garante del committente che lo paga. Peccato - spiega Cardosi - che in questo caso il direttore dei lavori sia alle dipendenze del costruttore: quali interessi tutelerà?». Ma non ci sono solo i costi esorbitanti. Per l'ingegnere No Tav Massimo Perini «c'è un'impossibilità tecnica di proseguire i lavori per tre motivi: è scaduta l'autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza, ad esempio per i lavori alla Fortezza da Basso che è un bene vincolato; manca la definizione di alcune varianti economiche e progettuali, come quella per il passante sul torrente Mugnone che è a rischio inondazione; c'è infine l'impossibilità di gestire le terre di scavo prodotte dalla fresa nella realizzazione delle gallerie e di portarle a Santa Barbara». Almeno fino a quando la natura di terre, rocce e fanghi non sarà valutata dal Cnr. «Il parere del Cnr lo paga Nodavia» sottolineano i No Tav. Intanto nel corridoio attrezzato che collega la stazione di Rifredi alla Foster, denuncia l'associazione Idra, rispuntano i camion Tav scoperti che trasportano terre. Dovrebbero avere almeno un telone di copertura, prescrive l'Osservatorio Ambientale.