Ci sarà pure un modo per liberarsi dal complesso della bellezza. Per i toscani almeno, ossessionati come sono da una storia dell'arte talmente ponderosa da essere costretti a guardare al passato e a non produrne di nuova. Ci sarà forse, ma se giriamo la domanda a Bernard-Henri Lévy, il filosofo franco-algerino oggi a Lucca, alle 21, alla chiesa di san Francesco per rispondere al quesito su Che ne avete fatto della bellezza? per il ciclo «Ilaria e le altre», la rassegna promossa dal comitato Nuovi Eventi per Lucca e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca lui risponde in maniera spiazzante. «È difficile, in effetti, vivere all'ombra di tanta bellezza, e più difficile ancora vivere all'altezza di questa bellezza. Ma, noblesse oblige e lo stesso vale per la bellezza. Firenze, Fiesole, Lucca, comportano degli obblighi. Mi domando però chi lo sa di vivere questa dimensione, chi ne è cosciente. E poi soprattutto penso che non sia necessario liberarsene. Questo è un complesso buono. È, per quanti ne sono vittime, un invito a non lasciarsi andare, a non cedere davanti all'invasione mondiale della bruttezza». Bene, ma allora dove bisogna andare oggi per trovare la bellezza contemporanea? «La bellezza non ha tempo né storia. La bellezza di ieri è quella di oggi. E la bellezza contemporanea, come dice lei, è la bellezza del passato». Proviamo con degli esempi: Firenze, Parigi, Dubai, oppure il deserto o un altipiano del Tibet. Quali di questi luoghi associa di più alla bellezza? «Mi piacerebbe poter dire Parigi, se Parigi non fosse inficiata da quella devastazione di cui parla Guy Debord nel suo Commentari sulla società dello spettacolo . Potrei dire Firenze, ma, senza il turismo di massa che la sfigura e la vandalizza, o Dubai anche se non amo una così vistosa modernità. Sicuramente il deserto anche se oggi faccio fatica a dissociare la sua immagine da quella degli assassini di Daesh. Quanto alla fascinazione per il Tibet essa contiene un certo primitivismo, da origine del mondo, che non mi appartiene». Proviamo a darla un definizione di bellezza... «Impossibile. Una tale definizione non esiste. Solo i platonici credono a questa idea di una definizione oggettiva della realtà. E io non sono un nuovo platonico». Però non può negare che a partire dal XX secolo l'idea di bellezza come l'aveva intesta chi ci ha preceduti si è persa.... «Sì, ma questo è accaduto perché il platonismo ha naufragato. E la filosofia di Nietzsche è diventata l'orizzonte invalicabile della modernità. A pagarne il prezzo sono state due idee, quella della verità e quella della bellezza. Aggiunga a questo quanto ha fatto la progenie del dadaismo. Di colpo ci ha portato a credere che questa bellezza, in fin dei conti, non fosse più tanto desiderabile». Bellezza, potenza e ricchezza. Se le mette insieme vede una relazione? «Nessuna: la bellezza non è potente ma debole. Perché è fragile, vulnerabile, minacciata. Non ha alcun rapporto con la ricchezza. Perché quest'ultima può comprare tutto, in effetti, tranne che questo senso, questo gusto per il bello. Mi potrà obiettare che può appropriarsi dell'arte. Ma questo basta ad appropriarsi della bellezza?». Capisco. Un'altra associazione: secondo lei esiste una relazione tra la bellezza e la morale? «No. Anche in questo caso bisogna diffidare del paradigma platonico, del kalos kaghatos , cioé del mito del buono, del bello e del vero che vanno necessariamente insieme. Tutta la storia dell'arte ci dice il contrario. E lo stesso vale per la letteratura. Facciamo attenzione perché sennò entriamo nella dimensione dell'ordine morale. Perché ritenere il bene e il bello come due entità omotetiche, che si corrispondono, vuol dire appellarsi a un ordine morale». A proposito di ordine morale e politica. Lei ha rigettato il socialismo reale e il capitalismo. Verso quale modello politico dovremmo dirigerci oggi? «La democrazia, semplicemente. Che diamo per scontata e che invece va ancora costruita. Una democrazia che non sia soltanto una certa organizzazione della società e del potere ma che sia metafisica dello spazio, del tempo, dell'uomo, della storia, dei sentimenti, delle passioni. Merkel, Holland e, Renzi. Chi la convince di più? «Renzi, perché parla di letteratura e cita Dante, perché sembra avere una certa grandeur. Ma è un'impressione. Non so molto della politica italiana e non vorrei sembrare naïf ».