Rientra la protesta dei lavoratori degli Scavi di Pompei. Oggi nessuna assemblea ritarderà l'ingresso dei turisti. Intanto nel sito archeologico arrivano gli ispettori Unesco. Il ministro Franceschini ha stigmatizzato il ricorso alle assemblee selvagge. Napoli. Un altro crollo a Pompei. Ma stavolta d'immagine. Un tonfo. I tre giorni di assemblee consecutive proclamate dai sindacati hanno indignato l'opinione pubblica internazionale. E ieri il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini ha sbottato: «Seconda mattina di assemblea e ancora turisti davanti ai cancelli chiusi. Un danno incalcolabile per l'immagine dell'Italia intera». E' stato l'inizio di una mobilitazione via twitter e sul web. Critiche durissime contro i sindacati. Dal soprintendente Massimo Osanna, che ha definito le assemblee pretestuose, al Pd che ha parlato di vergogna. Fino alla Cgil che ovviamente non partecipa alla protesta. Per il segretario regionale Franco Tavella i cancelli chiusi sono «una figuraccia internazionale». Il ministro Franceschini ha inviato ieri mattina un tweet ai sindacalisti (tra cui la Rsu di Antonio Pepe, l'ex Cisl capo della rivolta di giugno) chiedendo di interrompere la protesta. E, messi alle strette, i rappresentanti dei lavoratori hanno ceduto. La terza assemblea di stamattina, è stata rinviata. Per «responsabilità», ma con un tweet di risposta i lavoratori hanno invitato Franceschini a venire «a Pompei per toccare con mano le problematiche che affliggono il sito». Poi con un comunicato hanno spiegato: «A Pompei il personale di vigilanza è sfiancato dal sovraccarico di lavoro, perché, quotidianamente, ai custodi in servizio sono assegnate fino a tre zone di guardia, equivalenti ad un'area di circa 35mila mq». Eppure dall'Ales, agenzia del Mibac, sono arrivati 78 nuovi lavoratori, pronti a dare man forte. Ma i sindacati spiegano: «Dalla recente assunzione di un cospicuo numero di dipendenti Ales, una società "in house" del nostro Ministero, che senza alcuna assegnazione chiara di compiti e mansioni (parliamo di personale tecnico e amministrativo), si è aggiunto al personale in servizio, affollando i locali della Soprintendenza, ubicata appunto nei prefabbricati in amianto, con il risultato che alcuni dipendenti di ruolo si sono visti togliere stanza, scrivania e computer per far posto ai nuovi arrivati». E poi: «Si assume personale di vigilanza e amministrativo attraverso l'Ales, ignorando ancora una volta che il problema principale è rappresentato dalla totale mancanza di operai da adibire alla manutenzione ordinaria del bene archeologico». Fin qui la cronaca ufficiale. Ma cosa c'è dietro le quinte? Mercoledì mattina nel porto di Napoli c'erano due grandi navi da crociera e quattromila visite prenotate agli Scavi. Per colpa dell'assemblea la metà dei turisti ha preferito andare altrove. Un brutto colpo per il soprintendente Osanna che ha perso duemila tagliandi in tre ore. Inoltre oggi comincia la visita degli ispettori Unesco. Un controllo di routine già programmato da tempo. E' difficile immaginare che la convocazione di tre assemblee di fila e l'arrivo degli ispettori da Parigi sia una coincidenza. Nell'ultimo rapporto gli uomini dell'Unesco, che tutela Pompei come patrimonio del mondo dal 1997, fu durissimo. Addirittura minacciò di mettere gli Scavi nella lista nera. Il direttore generale per la Cultura, Francesco Bandarin, dichiarò: «Lo stato di conservazione è un problema, a causa della mancanza di manutenzione di strutture molto fragili. E i servizi per i visitatori hanno bisogno di un drastico miglioramento». Il dossier venne presentato lo scorso giugno all'Unesco World Heritage Committee a Parigi. In sintesi, esso afferma che «le condizioni che hanno causato i crolli sono diffuse all'interno del sito» per gli «inappropriati metodi di restauro e da una generale mancanza di personale qualificato. I progetti di restauro sono esternalizzati. Non è presente un sistema di drenaggio efficiente, con conseguente infiltrazione di acqua e umidità eccessiva che degrada gradualmente la condizione strutturale degli edifici e la loro decorazione». L'assunzione di nuovo personale a Pompei rimane un problema fondamentale. La struttura è «molto rigida», secondo gli ispettori Unesco, che vedono nei «posti di lavoro sicuri fino alla pensione» la ragione che rende «virtualmente impossibile assumere nuovo personale. Anche se circa 470 persone sono impiegate a Pompei, il sito è a corto di personale professionale, ci sono pochissimi addetti alla manutenzione e sono solo 23 le guardie presenti sul sito, che non indossano peraltro uniformi e di cui riesce difficile visualizzare i badge». Cosa vedranno di cambiato ora gli ispettori? Quasi nulla. Anzi. Il personale addetto alla manutenzione si è ridotto e le divise ancora non ci sono. Visiteranno inoltre le domus dove ci sono stati gli ultimi crolli, come il Tempio di Venere e il viale delle tombe. Poi visiteranno i cantieri, in perenne ritardo. Cosa scriveranno? Franceschini e Osanna hanno il diritto di non essere tranquilli.
Stop alle assemblee. Oggi a Pompei gli ispettori Unesco
I lavoratori degli Scavi di Pompei hanno concluso le tre assemblee di protesta, dopo aver ricevuto un tweet del ministro Franceschini che chiedeva di interrompere la protesta. I sindacalisti hanno ceduto, ma hanno spiegato che la protesta era dovuta alle difficoltà del personale di vigilanza, che è stato sfiancato dal sovraccarico di lavoro e dalla mancanza di personale qualificato. I lavoratori hanno anche criticato l'assunzione di personale di vigilanza e amministrativo attraverso l'Ales, che ha affollato i locali della Soprintendenza. Gli ispettori Unesco, che visitano il sito, hanno espresso preoccupazioni sulla mancanza di manutenzione e sulla presenza di personale insufficiente.
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