Il vandalismo è ottuso e presuntuoso. Il dizionario Treccani lo definisce come «la tendenza a rovinare, distruggere, guastare senza necessità e senza ragione, per gusto perverso o per sciocca e malevola ostentazione di forza, o anche per incapacità a comprendere la bellezza o l'utilità delle cose che si distruggono». Beninteso, la porta del Duomo non è stata distrutta e l'imbratto è stato subito tolto. Vi sono tutti i giorni altri danni irreparabili, come quello di chi ha spaccato uno dei paracarri di granito all'ingresso della Ca' Granda e ha fatto sparire una testa di leone di bronzo che era lì indisturbata dal Seicento. L'ostentazione dunque c'è stata, e qualcuno si sarà vantato della bravata. Con chi? Il suo gesto è stato più stupido che eroico, privo di rischi e tale che il più inetto l'avrebbe potuto compiere. Dubito anche che, preso da rimorso per l'atto sacrilego, ne parli al confessore. Il portale di bronzo, dalla patina verde che bene si accorda con i toni rosacei del marmo di Candoglia, è opera di uno dei più apprezzati artisti milanesi della fine dell'Ottocento, Ludovico Pogliaghi, scultore, scenografo e arredatore, prezioso interprete di un'epoca elegante in cui Milano era una capitale del moderno. I rilievi del portale assolvevano al compito non facile di mediare tra gotico e manierismo, facendo rivivere nelle storie di Maria la teatralità che animava la grande opera lirica. Si trattava di una creazione realizzata in un'età di transizione, passata la quale non aveva più suscitato l'interesse che pure meritava. Forse ora questo brutto episodio servirà a guardare i rilievi con nuova attenzione e amore, con affetto verso il testimone di un bel tratto di storia, poiché dal 1908, quando fu conclusa la cimasa con la Gloria della Vergine, il portale aveva assistito indenne a tutti gli eventi che si erano succeduti sulla piazza. Intanto, però, il gesto ci ammonisce su quanto tutto ciò che è pubblico sia esposto ad azioni vandaliche. Senza dubbio la loro crescita è dovuta a una diffusa noncuranza per il bene pubblico, a una tolleranza colpevole perché punisce le future generazioni, privandole di un passato che invece la nostra si permette di distruggere in pochi minuti. La scuola, le associazioni, Twitter possono fare molto per contrastare questo perverso malcostume. Soltanto una presa di coscienza potrà ostacolare l'avvio a rendere le nostre città nient'altro che muri da sporcare, e i nostri monumenti opere da danneggiare, le aiuole spazi da non rispettare e anche i tram servizi da non pagare.