La posizione apparsa sul "Tirreno" di sabato scorso in difesa dei vecchi magazzini dei Navicelli mi ha colto di sorpresa. Non già per aver scoperto questo tipo di sensibilità in un movimento politico a me non particolarmente affine, ma per il fatto che la demolizione da scongiurare era ormai avvenuta già da vari giorni, almeno per quanto riguarda i manufatti più prossimi al Bastione di Stampace. Si trattava, certamente, di un complesso assai più piccolo, ed ancor peggio in arnese, rispetto a quello a monte del Sostegno, ma che a buon diritto si doveva intendere inserito nel sistema di edifici che tra il periodo lorenese e la fine dell'ottocento hanno coronato il Canale dei Navicelli a servizio delle tante attività che vi proliferavano. Quanto accaduto, si inserisce purtroppo, in un novero di simili provvedimenti. Analoga sorte toccò, non più di tre-quattro anni fa, ad un gruppo di case in via di Viaccia, che per la loro caratteristica di essere prospicienti il canale, rappresentavano l'ultimo lacerto di un particolare aspetto urbano sopravvissuto ai bombardamenti ed alle tombature. Il valore di quel residuale spicchio di città era stato riconosciuto, peraltro, in uno studio che il Comune svolse, e rese pubblico, ai tempi del sindaco Floriani. Ma evidentemente in tempi più recenti ha prevalso un modo diverso di vedere le cose: un cumulo di misere casupole abbandonate, a rischio di crollo e colpevoli di dare provvisorio riparo ad altrettanto misere persone. Per non parlare di quanto è avvenuto, nella pressoché totale indifferenza, durante la recentissima realizzazione del sottopasso di Ponte a Piglieri: tornati alla luce, dopo decenni di tombatura, i muraglioni del canale, non si è trovato di meglio che seppellirli di nuovo, dietro una massiccia colata di cemento. Mi chiedo se, e in che misura, stiamo scontando un progressivo scollamento tra attività del Comune e attività della Sovrintendenza. È triste constatare che nella città che vanta il corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali, prevalga una mentalità che tende ad acuire la discriminazione tra ciò che possa essere considerato monumentale e ciò che si possa inserire nella sfera del pittoresco. Eppure, in tutta la modestia del secondo caso, abbiamo proprio, nello specifico, gran parte degli elementi di quella particolarissima "Venezia pisana" che fu buona parte del quartiere di Porta a Mare. Ernesto Guglielminetti