La piccola sala fu chiusa nel 1983 per problemi di sicurezza. E i milanesi continuano ad aspettare Dei delitti nella cultura meneghina e delle pene patite dai suoi artisti: potrebbe essere questo il titolo del viaggio che vorremmo fare per le sale teatrali che la nostra città ha visto sparire davanti ai suoi occhi. Una mappa impoveritasi nei decenni, sostituendo a palcoscenici e foyer, palazzi, garage e supermercati. Muoviamo i primi passi da piazza Beccaria, di fronte alla statua del celebre giurista, dove si trovava il «teatro Gerolamo», sala di riferimento per Milano fino al 1983 quando venne chiusa per la stretta sulla sicurezza nei luoghi pubblici. Progettato nel 1868 con materiali di recupero da Giuseppe Mengoni, l'architetto che già ideò e costruì la Galleria di Corso Vittorio Emanuele, nacque in origine per le marionette. «La mia famiglia fece il suo ingresso nel 1906 e ci restò per più di cinquant'anni; era una splendida sala da trecentocinquanta posti che all'occorrenza diventava polivalente per cinematografo, giochi di prestigio e altro ancora», esordisce così Eugenio Monti Colla, direttore artistico della storica compagnia «Carlo Colla Figli». Per almeno metà secolo alle spalle del Duomo palpitò un mondo parallelo capace di far sognare grandi e piccoli grazie al racconto di storie e leggende appese a migliaia e migliaia di fili. «Il teatro prese nome da una marionetta che parlava piemontese, Gerolamo della Crina, portata a Milano da Giuseppe Fiando; i milanesi se ne innamorarono presto, forse per la ventata di libertà che portava con sé arrivando da una terra libera all'epoca della dominazione napoleonica. Nel 1957 noi venimmo sfrattati, restò il nome!». Da lì in avanti la storia proseguì prima con l'influenza di Paolo Grassi, poi con la Compagnia Stabile milanese diretta da Carlo Colombo, infine con la guida di Umberto Simonetta. L'insegna di un tempo è in fase di restauro così come la sala, dall'agosto del 2012; recuperato il colore originale su tre ordini di palchi, ritoccate le decorazioni che ritraevano benefattori in compagnia di personaggi come Boccaccio, si attendono notizie sulla fine dei lavori. La società immobiliare proprietaria dello stabile non vuole dire nulla a riguardo, il Comune cosa fa? I cittadini sognano di riabbracciare un pezzo della loro storia, il teatro le cui cantine durante la guerra diventarono rifugio, con addirittura un pertugio in platea dove nascondere gli ebrei tra marionette che rappresentavano gli appestati del Manzoni. Nel 2013 l'allora assessore Calbi disse pubblicamente che i Colla sarebbero tornati a «casa loro» per novanta alzate di sipario all'anno, poi scese il silenzio mentre la Compagnia aspetta ancora oggi di entrare all'ex Ansaldo. A Milano intanto si fa notte mentre servirebbe una gestione della cultura più illuminata e coraggiosa ma come suggerirebbe la marionetta di don Abbondio, «Il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare».