Può una comunità nazionale fare a meno dei suoi intermediari pubblici spostando all'iniziativa privata il suo sistema nervoso? Evidentemente no, e infatti non lo fa nessuno, nemmeno nei paesi più liberisti. Può allora uno stato affidare funzioni essenziali dell'intero sistema (economico, sociale, culturale, di diritti e di doveri) a persone che paga poco e a cui non assegna fiducia? Altrettanto evidentemente no, eppure questo succede quasi ovunque, e in Italia in particolare, dove i maledetti 100 euro di aumento agli «statali» sono discussi da governanti e media come puro fatto contabile, con cui premiare o meno una parte dell'elettorato e sui cui giocare persino (la Confindustria) la partita degli altri contratti. E' paurosa la sottovalutazione di quanto sia importante il settore pubblico, ai fini del famoso «sistema paese». Sovente l'accusa ai dipendenti pubblici è di essere corporativi e si intende con questo che guarderebbero soltanto al loro interesse particolare, difendendo privilegi che altri non hanno, ma quel giudizio rivela straordinaria ignoranza della storia. Le corporazioni infatti erano una cosa seria e cioè comunità di specialisti con un forte senso di appartenenza e uno scambio intenso di conoscenze. Erano un modo, medievale ma allora efficace, di erogare al sistema prestazioni professionali, contemporaneamente difendendo quel sapere con alte barriere; erano lo strumento contrattuale di quei tempi. Oggi, e verrebbe da dire purtroppo, gli statali non sono una corporazione. Sono invece una categoria la cui funzione pubblica non è valorizzata né riconosciuta. Si è detto loro che dovevano muoversi come sul mercato, l'un ufficio in competizione con l'altro, e trattando i cittadini «come clienti», così come il macellaio di Adam Smith, coccolando i suoi clienti, fa il suo interesse e si spera anche quello generale. Se questa è l'ideologia dominante di che si stupisce Montezemolo se, avendo appreso la lezione dell'interesse individuale, essi cercano «egoisticamente» di vendere al meglio possibile le loro prestazioni essenziali? E che lo stesso facciano i metalmeccanici della Ferrari come delle fonderie? E' il mercato e sono loro che lo predicano, anche se, quando c'è davvero, sono i primi cercare sussidi. L'altro termine impropriamente usato a proposito della questione pubblico impiego è quello della produttività. «Aumentare gli stipendi agli statali significa far crescere la spesa pubblica in modo improduttivo» disse il ministro Maroni, esprimendo un senso comune tanto diffuso quanto ignorante. Ma che cosa è produttivo oggi? Solo il fabbricare beni fisici e mungere latte fuori quota? Non sono fonte di ricchezza le intermediazioni ai cittadini e alle imprese? Non è quella d'oggi l'economia dei servizi avanzati, a elevato valore aggiunto? E tra questi non sono forse essenziali quelli dell'apparato pubblico? Si risponde che certamente lo sono, ma che sono erogati male, con sacche di inefficienza paurose. Il che è largamente vero, ma non totalmente, e meno che mai nella maniera caricaturale che si racconta. Proprio in questi giorni del resto, alla Fiera di Roma, si è svolto un salone annuale che si chiama Forum PA, un panorama della pubblica amministrazione in cambiamento. Molti stand erano vetrine sprecone di enti pubblici vanagloriosi, ma chi ha percorso i padiglioni scopriva le centinaia di esperienze efficaci ed efficienti che un esercito di funzionari pubblici ha creato in questi anni: veri cantieri della Pa rinnovata (www.cantieripa.it). Le tecnologie digitali, ormai largamente adottate, sono state sia un fattore di risparmio ma soprattutto e nei casi migliori, un innesco per ripensare l'organizzazione degli uffici. Si è così verificato una volta ancora che non solo di stipendio vive lo statale, ma anche di gratificazione e possibilità di iniziativa. E' questa la flessibilità possibile che né i Montezemolo né i Maroni, e spesso nemmeno i sindacati capiscono né contrattano. Uno stipendio dignitoso (non di più si chiede) e un ruolo motivato e motivante. La cosa straordinaria non è che molti insegnanti lavorino poco, ma il fatto che moltissimi insegnanti e impiegati pubblici, ci mettano entusiasmo e voglia - malgrado tutto. Si chiama fattore umano.
Cose pubbliche
Un articolo di giornale discute la possibilità di spostare le funzioni essenziali di un paese all'iniziativa privata. L'autore sostiene che questo non è possibile e che le funzioni essenziali devono essere affidate a persone che ricevono un salario basso e non sono fiduciate. Tuttavia, l'autore osserva che questo succede quasi ovunque, composto in Italia, dove i dipendenti pubblici sono spesso accusati di essere corporativi e di difendere privilegi. L'autore afferma che le corporazioni medievali erano un modo efficace di erogare prestazioni professionali, ma che oggi gli statali non sono più una corporazione. L'autore critica l'ideologia dominante che vuole trattare i cittadini come clienti e non come persone.
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