Piatto forte della collezione le trecentomilafoto raccolte dallo studioso nella sua vita DAL lascito Zeri, all'Università di Bologna è pervenuta la villa di Mentana, il terreno arrostante, la collezione di epigrafi, la biblioteca che si compone di arca cinquantamila volumi e quarantamila cataloghi d'asta e la fototeca, circa tre-centomila fotografie, per lo più in bianco e nero». Ha scelto il suggestivo scenario di Villa Guastavillani sulle colline bolognesi il rettore dell'Università di Bologna, Pier Ugo Calzolari, per esporre i crìteri della Fondazione Zeri, che sta avviando la sua opera, onde rendere accessibile a chiunque'anche on line, il patrimonio che il grande critico (1921-1998), ha destinato all'Alma Mater. «Le foto - prosegue il rettore, presidente della Fondazione - che saranno catalogate secondo il criterio predisposto dal critico, sono state raccolte da Zeri in quasi cinquant'anni, salvandole dalla dispersione e dalla distruzione di interi archivi fotografici appartenuti a studiosi, case d'aste e antiquari. In questo modo Zeri ha potuto mettere insieme una collezione imponente che documenta l'esistenza di opere andate perdute come il Codice miniato di Smime, distrutto da un incendio, di cui alla fototeca resta una significativa testimonianza di 280 foto. Importante anche la documentazione sulla pittura italiana fra il Medioevo e il '700, nonché il nucleo di fotografie dedicate alle nature morte e ai quadri anonimi». Si tratta di un lascito immenso sotto il profilo culturale e correttamente Zeri individuò nell'università di Bologna il destinatario ideale per la conservazione e divulgazione ii una raccolta unica al mondo. «Le foto on sono inventariate - prosegue il rettore -ma nemmeno elencate. Non si sapeva nulla, quando arrivarono, della consistenza di questi sterminati giacimenti culturali. Per la catalogazione e la digitalizzazione delle foto, occorreranno da quattro a sei anni: dipenderà anche dalle risorse La priorità accordata alla fototeca, scaturisce da una scelta culturale e strategica, per tutelare il lavoro scientifico dello studioso, riconoscendogli la paternità delle attribuzioni e dei risultati. Il costo sarà all'incirca sui tre milioni e mezzo di euro, mentre la catalogazione della biblioteca richiederà circa quattrocentornila euro in tre anni Finora, l'Università di Bologna ha già speso un miliardo di vecchie lire. Ci siamo buttati nell'impresa con totale determinazione e non cambieremo rotta, meno che meno di fronte a certi contrasti aumentati in modo errato conte accaduto nel passato». U riferimento è ad alcuni articoli apparsi recentemente: «Le cifre che sono state pubblicate da alcuni giornali, senza andare alla fonte, senza chiedere a chi ha la responsabilità di gestione, sono fantasiose. E stata sparata una cifra di 800.000 foto. Non è così. Le foto arrivate all'università di Bologna sono esattamente 290.100. Il programma di lavoro dell'Università e della Fondazione Zeri, comporta il trasferimento delle foto su supporto digitale, operazione, che per le sue dimensioni non ha precedenti in Europa, come sanno gli esperti. L'operazione di digitalizzazione è già stata avviata, grazie alla collaborazione con la Microsoft Italia che ha ceduto all'Università al costo simbolico di un euro, i diritti del software per la catalogazione e la digitalizzazione delle collezioni Zeri». «Un laboratorio allestito apposte per questa operazione - precisa il rettore - opera già attivamente. È un lavoro, che anche dal punto di vista tecnico non può essere affrontato con mezzi artigianali. Dopo le foto dobbiamo provvedere alle epigrafi che sono state a suo tempo catalogate dalla Soprintendenza archeologica del Lazio. Si tratta di 408 iscrizioni e 208 reperti, anche se quelli a noi pervenuti sono un po' meno». Dopo aver licenziato lo Statuto della Fondazione nel settembre del 2000, l'università ha articolato il progetto su due sedi: la sede storica di Mentana e la sede di Bologna dove saranno ricoverate le collezioni di libri e di foto. Mentana diventerà un centro di alta formazione Nella primavera dell'anno prossimo inizieranno i corsi destinati ad allievi di dottorato di ricerca non soltanto italiani. A Bologna, la sede della Fondazione sarà ospitata in un edificio del centro storico, l'ex-convento di Santa Cristina, uno dei chiostri rinascimentali più evocati di questa straordinaria città. «La nostra intenzione - spiega il Rettore - è di costruire in Santa Cristina, il più importante centro di studi delle arti visive del Nord, che ha pochi eguali in Italia: la Biblioteca Hertziana del Max Planck Institut di Roma, la biblioteca e fototeca Berenson a Villa I Tatti di Firenze della Harvard University, e il Kunsthistorisches Institut di Firenze. In Santa Cristina, sarà spostato il nostro dipartimento di arti visive con la sua imponente biblioteca, che starà accanto a quella Zeri, in posizioni assolutamente distinte, ma a stretto contatto di gomito. Trasporteremo in Santa Cristina anche una straordinaria collezione di volumi e di opere d'arte orientali che stiamo acquisendo proprio in questi giorni L'idea è di creare nei arca cinquemila metri quadrati di superficie un grande centro culturale Si metta perdo a confronto senza pregiudizi questo progetto, con il mantenimento delle collezioni nella villa di Mentana che sarà comunque ristrutturata, gli impianti messi a norma e anche il giardino riacquisterà il suo antico splendore». «Menzione - conclude il rettore - è quella di mettere a disposizione queste straordinarie collezioni, non solo per gli studiosi, ma innanzi tutto per i giovani Gli studiosi vanno dove vanno le collezioni». Per Anna Ottani Cavina, direttore della Fondazione Zeri, «la fototeca è lo specchio di quella che è stata la figura del grande critico. Per tutta la vita Zeri ha lavorato a questo progetto, e ancora alla fine, quando non scriveva più dei libri e si dissipava in mille cose, ha avuto sempre la preoccupazione di acquisire documentazioni fotografiche costruendo una raccolta assolutamente unica per dimensione, la più grande al mondo che, grazie a un'equipe di persone, è stata finalmente mappata All'interno della fototeca d sono dei nuclei che non esistono in nessun'altra. Per studiare alcuni temi, in futuro, gli studiosi non potranno fare a meno di accedere alla fototeca Zeri, strumento di lavoro unico e insostituibile Molte opere d'arte, dipinti, complessi monumentali, di affreschi oggi dispersi, restano documentati solo dal suo archivio.
Federico Zeri, patrimonio d'immagini - Nasce a Bologna una fondazione intitolata al critico d'arte scomparso nel'98
L'Università di Bologna ha ricevuto la villa di Mentana, il terreno arrostante, la collezione di epigrafi, la biblioteca e la fototeca di circa 300.000 foto, lasciata dal critico d'arte Giorgio Zeri. La fototeca sarà esposta al rettore dell'Università, Pier Ugo Calzolari, che ha spiegato che le foto saranno catalogate e digitalizzate, con un costo stimato di 3,5 milioni di euro. La catalogazione della biblioteca richiederà circa 4,1 milioni di euro. La fototeca sarà trasferita su supporto digitale, un'operazione senza precedenti in Europa.
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