LA BORSA mediterranea del turismo archeologico in corso a Paestum (fino a domenica) traccia un bilancio impietoso della capacità di attrazione dei siti archeologici del Sud Italia. Dal 2000 ad oggi si sono persi oltre 25 mila visitatori. Ma «ripartire è possibile», affermano soprintendenti e operatori giunti a Paestum. Sono 145 i siti presi in esame, tra musei, monumenti e aree archeologiche; e 15 sono Patrimonio dell'umanità. Rappresentano il 34 per cento del patrimonio culturale nazionale. «Ma questa ricchissima realtà resta al palo» ha affermato il sindaco di Capaccio-Paestum, Italo Voza, aprendo la Borsa dell'archeoturismo. «Un'industria che vale 159,6 miliardi di euro, che rappresenta il 10,3 per cento del Pil nazionale e che dà lavoro a circa 3 milioni di persone». Un settore che avrebbe grandi potenzialità di espansione, ma sconta le difficoltà degli operatori, ma anche degli enti locali, a fare sistema e recuperare competitività rispetto ad altri Paesi europei e ad altri siti italiani. «Alla valorizzazione va affiancata la politica del prodotto afferma Antonia Pasqua Recchia, segretario generale del ministero sdoganando una parola che fino a qualche tempo fa sembrava tabù per le sue evidenti ricadute economiche. Insomma, bisogna sapere intercettare la domanda sempre più sofisticata, e il ministero su questo c'è». E se Pompei è l'unico sito che non ha perso visitatori, oggi il soprintendente Massimo Osanna e il direttore generale Giovanni Nistri, responsabile del Grande Progetto Pompei, faranno il punto sullo stato di attuazione degli interventi volti al recupero e al potenziamento dell'area. ( b. d. f.) SEGRETARIO GENERALE