Un appello firmato dagli intellettuali: troppo potere alle imprese, il decreto gli dà facoltà di pianificazione territoriale NAPOLI - A Palazzo Marigliano le Assise del Mezzogiorno si sono riunite su Bagnoli e lo Sblocca Italia, diffondendo già un appello che nel decreto del governo ravvisa "troppi profili di illegittimità": sul via libera quasi totale alle imprese che saranno incaricate della trasformazione dell'area occidentale nel ruolo di "soggetti attuatori", che potrebbero avere facoltà persino di dettare progetti in deroga al piano regolatore ed ai vincoli sull'area, mentre le bonifiche sembrano perdere il carattere d'urgenza che sino ad oggi ha giustificato la spesa per il risanamento (fallito) di Bagnoli. Salvatore SettisSalvatore Settis Firmano il documento Gerardo Marotta, Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Guido Donatone, Gerardo Mazziotti, Edoardo Benassai, Giovan Battista de Medici, Giuseppe Comella, Luigi Cammarota, Nicola Capone, Francesco De Notaris, Anna Fava, Francesco Iannello, Antonio Marfella e Antonio Polichetti. Eccolo: «Le Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia esprimono la loro posizione fermamente critica in merito al decreto legge 133 del 12-9-14, dedicato alla ripresa delle attività produttive e riguardante, all'art. 33, il recupero di Bagnoli». «Tale decreto sembra porsi in evidente contrasto con i principi della Costituzione dal momento che espropria le istituzioni cittadine di prerogative ad esse attribuite dalla nostra carta fondamentale, capovolgendo la gerarchia costituzionale fra pubblico interesse e profitto privato, riducendo al silenzio le Soprintendenze e imponendo agli organi di tutela l'ubbidienza alle imprese di costruzione. È grave che nell'articolo riguardante l'area di Bagnoli non sia stata spesa una sola parola sulla rimozione della colmata, sul ripristino della morfologia naturale della linea di costa e sulla bonifica dei fondali e dei terreni da sostanze cancerogene, tra cui l'amianto. Tutti interventi dichiarati "urgenti" dalla legge 58296 a tutela della salute e necessari per la restituzione ai cittadini dell'unica spiaggia della città, e per la creazione di un parco verde termale, come stabilito fin dal 1994.Nel decreto, in forma pericolosamente generica, si prescrivono demolizioni, ricostruzioni e nuove edificazioni oltre che il mutamento di destinazione d'uso dei beni immobili». L'ex Ilva quando andò giùL'ex Ilva quando andò giù E sui beni immobili «il testo prevede che subiscano, sotto il controllo di un Commissario di governo, insieme alle aree in cui sono ubicati, un passaggio di proprietà in favore del futuro "Soggetto Attuatore", una S.P.A. i cui progetti avranno il potere di costituire "variante urbanistica automatica". È inammissibile che il soggetto privato attuatore della trasformazione urbana di Bagnoli, che diventa proprietario dei suoli, possa scrivere per se stesso le norme di piano, per di più derogatorie rispetto a ogni vincolo ambientale e paesistico e alla pianificazione comunale, stravolgendo il processo di decisione democratica, in spregio anche alla convenzione di Aarhus ratificata dall'Italia nel 2001. La proprietà fondiaria non è il soggetto istituzionalmente deputato a scrivere le norme di piano nell'interesse pubblico né tantomeno ha il potere di derogare a vincoli fissati dallo Stato nell'esclusivo interesse della collettività». «Le Assise si appellano, in particolare, ad una recente sentenza del Consiglio di Stato secondo la quale "il paesaggio rappresenta un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse, pubblico o privato" ed a sentenze della Corte Costituzionale che affermano che la tutela del paesaggio è un "valore primario e assoluto" e pertanto non può essere "subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici", anzi deve essere "capace di influire profondamente sull'ordine economico-sociale". Ricordiamo che uno dei fondatori delle Assise, Antonio Iannello, è autore della relazione che accompagnò il vincolo paesaggistico sull'area che la Fondazione Benedetto Croce volle pubblicare nel 2004. Le Assise fondate nel '91 da Elena Croce, Gerardo Marotta, Donatone e Iannello per salvare Bagnoli ed il centro storico di Napoli Patrimonio UNESCO minacciato dal progetto Neonapoli (che ne prevedeva lo sventramento) non potranno mai tradire quell'insegnamento». (lmr)