A NAPOLI si parla di Expo, di fondi Stato-Regioni e di rilancio del turismo «nazionale», ma la Campania rispetto all'appuntamento del 2015 è all'anno zero. Nessuna iniziativa, nessun coinvolgimento. Il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, al museo Madre nell'ambito del Forum europeo del turismo, parla di «un lavoro comune tra Stato e Regioni perché i milioni di visitatori che verranno in Italia nel 2015 per l'Expo allunghino il loro viaggio nel resto del Paese». L'Expo, in questo senso, «sarà la prima tappa di questo lavoro integrato». Per Franceschini «non è normale che solo il 15 per cento dei visitatori internazionali scendano sotto Roma, quando sotto Roma ci sono Napoli, Paestum, Matera, i Bronzi di Riace e tanto altro». Ma se il governo pensa al sistema Italia, la Campania cerca di trovare un suo ruolo. «C'è tutta la disponibilità a mettere il nostro patrimonio a disposizione dell'Expo interviene l'assessore regionale alla Cultura Caterina Miraglia ma chiediamo criteri trasparenti e di sostanza nella selezione dei progetti da promuovere. Per quanto riguarda noi, l'Expo non è un evento da preparare, ma uno strumento di accompagnamento al nostro modo di vivere il patrimonio culturale e turistico regionale». E così mentre Franceschini loda il Madre come eccellenza, visita il museo e legge Emilio Salgari ai piccoli alunni del "Colletta", il Forum del turismo che discute di Expo non coinvolge la città. «Per proporre le ricchezze di Napoli al mondo dobbiamo prima salvaguardarle chiosa Salvatore Naldi, presidente di Federalberghi l'Expo è una vetrina eccezionale, ma non possiamo offrire ai turisti i nostri tesori impacchettati come il Palazzo reale o la Galleria Umberto I. È giusto intervenire per restaurare e mettere in sicurezza i monumenti, ma per terminare i lavori non possono trascorrere tempi biblici. Danni al nostro turismo sono causati però anche dall'abusivismo dilagante dell'accoglienza extralberghiera». Intanto ieri la commissione europea ha ufficializzato l'accordo con l'Italia per i fondi strutturali 2014-2020. Come previsto, per l'Italia ci sono oltre 42 miliardi di euro, di cui 22,2 destinati alle Regioni del sud. Proprio qui però si concentra il problema: Calabria, Sicilia e Campania non hanno ancora presentato i relativi piani. Come dice Nicola De Michelis, della Direzione generale per le politiche regionali della commissione europea, questo sostanzialmente impedirà di accedere ai primi stanziamenti, che riguarderanno i primi dieci programmi operativi presentati entro il 2014. I contributi verranno evidentemente erogati in un secondo tempo. C'è peraltro da risolvere la questione della compartecipazione del governo nazionale, che pure ha avuto il suo peso nel tenere bloccata fin qui la elaborazione dei piani. La Ue ci mette 42 miliardi, norma vorrebbe che altrettanti venissero da Governo e Regioni, ma Palazzo Chigi ha annunciato da tempo di volerne stanziare solo la metà, 12 miliardi, salvo recuperare gli altri 12 nel Fondo nazionale di coesione. Non a caso la Regione comunica che il programma «è stato notificato nei termini previsti, entro il 22 luglio 2014, ed è ora al Dipartimento per le Politiche di Sviluppo per questioni legate alla quota di cofinanziamento nazionale». Il che naturalmente non frena le polemiche, esemplificate dall'intervento dell'eurodeputato Pd Massimo Paolucci: «È definitivamente certificato il disastro della Campania targata Caldoro. Purtroppo per noi non è una sorpresa». La Ue ha comunque dato il via libera ai suoi 42 miliardi. Secondo il commissario Johannes Hahn «è un momento molto importante per l'Italia», ma occorre anche «rendere massima l'efficienza degli investimenti ed evitare gli errori del passato». Hahn chiede «efficienti strutture amministrative» e afferma che il tema è «qualità, non velocità, della spesa». Ragione per cui De Michelis chiarisce che «le autorità italiane si sono impegnate ad avere per ogni programma operativo un piano di rafforzamento amministrativo». Il che peraltro non gli impedisce di rilanciare la preoccupazione per la spesa del periodo precedente, 2007-2013. Benché il check di giugno abbia in sostanza trovato un passo di spesa adeguato agli obiettivi periodici fissati, per Campania, Calabria e Sicilia «ci sono preoccupazioni perché a fine 2015 si chiude definitivamente questo periodo», il che significa che chi non avrà speso i fondi, li avrà persi.