LA VILLA vera e propria è stata inserita dal Comune tra gli immobili da alienare. Alla Fondazione spetta l'uso (e la manutenzione) del parco, della casa del custode e dei Prati di Mugnano. Ora l'idea è di trasformare la casa del custode in una sorta di drogheria anni Quaranta, in cui vendere i prodotti locali e magari fermarsi ad assaggiarli, sorseggiando il vino della zona, e gustandosi perché no una rassegna cinematografica di stagione. Ma le idee sono tantissime. «Ci piacerebbe che questo spazio venisse usato anche per i bambini spiega il direttore della Fondazione Villa Ghigi, Mino Petazzini per fare feste e compleanni immersi nella natura». E poi la musica, certo, sempre a basso volume. «Ci piacerebbe replicare la rassegna intitolata La natura della musica, in cui avevamo invitato alcuni bolognesi a presentarci le dieci canzoni più importanti della loro vita ricorda il direttore . Vennero Cofferati, Freak Antoni, fu molto suggestivo». Nella convenzione, dove si tratteggiano le diverse attività della Fondazione (di cui sono soci fondatori il Comune di Bologna, la Provincia di Bologna e l'Università) si parla di punto di ristoro, ma non sarà un banale chiosco. «Dovrà essere un locale a chilometro zero, consono allo stile del parco, che non snaturi la sua bellezza incontaminata ». I nuovi gestori, una volta ultimati i lavori di ristrutturazione, corrisponderanno alla Fondazione anche una quota di incassi. «Il nostro interesse principale comunque conclude Petazzini era rendere di nuovo fruibile questo spazio, compresi i bagni». Il villino di un tempo lo ricorda bene Luciano Cerè, il figlio del custode, che oggi ha quasi 71 anni e ci ha vissuto fino a quando ne aveva 28: «La palazzina è grande circa 80 metri quadri racconta su due piani, ha una tavernetta e sopra la casa vera e propria. Quando Ghigi morì la lasciò a mio padre. Ma poi purtroppo anche mio padre morì un anno dopo, nel 1971 e mia madre volle andarsene. Dopo, vi abitò per qualche anno un vigile, se ne andò tra il 1985 e il 1990». Poi solo ragnatele, polvere, ruggine e materassi buttati sul pavimento, fino ad oggi. «Cosa vuole sono felice, altrimenti sarebbe caduta a pezzi», sorride Luciano. Lui ora vive a Quarto Inferiore, ma in un podere vicino alla villa vive ancora suo cugino Gino, che coltiva i pomodori e si destreggia da solo in mezzo a una vigna immensa. Magari anche il suo sangiovese tornerà presto nella casa del custode. In primavera, autorizzazioni della Soprintendenza permettendo.