COM'era prevedibile, il restauro della Deposizione di Raffaello va suscitando non solo consensi e elogi sperticati ma altresì dissensi e critiche violente. Fra gli entusiasti, anche il sovrintendente al Polo museale di Roma Claudio Strinati, oltre, ovviamente, la direttrice della Galleria Borghese Cristina Fiore e la restauratrice del quadro Paola Tollo; fra i dissenzienti, per ora, Carlo Guarienti, che suole dire di aver imparato a dipingere all'Istituto del Restauro, e Laura Mora, che ha lavorato per molti anni all'Istituto del Restauro ed ha restaurato decine e decine di quadri, fra i quali anche La Deposizione di Raffaello. Guarienti, cosa pensa del restauro della Deposizione di Raffaello, lei che è noto anche come un esperto di restauro? «Tutto il male possibile. L'hanno rovinata. E' un disastro». Perché, per quali ragioni? «Il restauro ha delle regole precise, dalle quali non si può prescindere. Nel suo celebre manuale il Piva ammoniva: "Ricordati, restauratore, che se un quadro lo ridipingerai anche due o tre volte, non riuscirai a rovinarlo; ma se lo pulirai troppo anche una volta sola, lo rovinerai per sempre". Dal canto suo Cesare Brandi, uno dei fondatori dell'Istituto del Restauro, consigliava il restauro conservativo e si affidava alla sensibilità dei restauratori perché non oltrepassassero quel limite impercettibile fra lo sporco e le velature. Egli era contrario a che si toccassero le velature, come pure la patina del tempo». Vuole dire che La Deposizione di Raffaello è stata ripulita troppo e sono state quindi distrutte le velature? «Esattamente. Le velature sono sovrapposizioni di colori con cui l'artista realizza l'armonia cromatica del quadro. Cézanne, richiesto di dire quali colori preferisse, aveva risposto: "L'armonia generale". La stessa cosa diceva Balthus, che applicava ai suoi quadri delle velature perfette. Per quanto riguarda Raffaello, non è vero che usava colori violenti. I colori li velava, come facevano del resto tutti i pittori. Dal Quattrocento in poi la pittura, specialmente quella veneta, è fatta di velature. Nel caso della Deposizione, le velature erano opera della mano di Raffaello e nessuno doveva permettersi di asportarle». Parrebbe che oggi il restauro di opere di artisti celebri o leggendari sia diventato una sorta di mania. «La realtà è che gli sponsor, per averne un ritorno di immagine, sono disposti a finanziare soltanto il restauro di opere di artisti sommi, quali appunto Raffaello, Botticelli, Michelangelo, Tiziano, e pretendono che i risultati del restauro siano visibili. Di qui la tendenza a ripulire queste opere, contro l'ammonimento del Piva, anche più di una volta, con i danni che ne derivano. Io collaboro a Nuances, la rivista parigina che si occupa delle opere manomesse, e potrei fare un lungo elenco dei capolavori rovinati dai restauri». Anche Laura Mora è di questa opinione. Dice la famosa restauratrice: «Nel mio lavoro io ho sempre seguito questa regola: "I quadri più si toccano più si rischia di rovinarli". E' meglio non toccarli tanto. E poi bisogna saperli toccare. Se li si toccano troppo e non si sa bene come toccarli, li si rovinano. Se si privano delle velature volute dagli artisti, o della patina dovuta al tempo, perdono la loro bellezza, il loro fascino estetico». Secondo lei, La Deposizione di Raffaello aveva bisogno di un nuovo restauro? «Nient'affatto. Il capolavoro di Raffaello stava perfettamente bene, godeva d'una salute splendida. Ma perché non restaurano le opere di tanti artisti meno celebri di Raffaello o di Tiziano? Ne avrebbero tanto bisogno. Vorrei proprio che qualcuno rispondesse a questa mia domanda».
Quel Raffaello rovinato dal restauro
Il restauro della Deposizione di Raffaello è stato oggetto di controversia. Alcuni esperti, come Carlo Guarienti e Laura Mora, hanno criticato il restauro, affermando che è stato troppo aggressivo e ha distrutto le velature originali. Secondo loro, il restauro non dovrebbe toccare troppo il quadro, poiché ciò può rovinarlo. Mora ha anche affermato che il quadro stava bene e non aveva bisogno di un nuovo restauro. Altri esperti, come Claudio Strinati, hanno elogiato il restauro, ma non sono stati citati nel testo. Il restauro è stato finanziato da sponsor che vogliono vedere i risultati visibili.
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