Sul piano della riconoscibilità turistica l'Abruzzo occupa uno degli ultimi posti nel panorama nazionale. E' il risultato della inesistenza di un progetto di sviluppo, della mancanza di una promozione virtuosa e di una comunicazione incapace di destare interesse. E' responsabilità, senza alcuna attenuante, di una politica miope, che non è stata in grado di far crescere la Regione ma neanche di arginarne il forte declino a cui da anni si è avviata. Nelle pieghe del territorio si registra apatia e disinteresse da parte degli imprenditori, rassegnati alla crisi perdurante che li ha investiti, che sta soffocando l'economia locale, tradita dalle false promesse di investimenti e sviluppo. Mancanza di formazione e di figure professionali in grado di parlare le lingue straniere hanno penalizzato, soprattutto nell'entroterra, le attività turistiche, ridotte ad una prevalente clientela di prossimità. Le aree protette sono del tutto ignorate. I virtuosi modelli gestionali sperimentati dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che in passato hanno dato un sensibile impulso al turismo interno, sono stati dimenticati e cancellati per effetto di una politica che soffre la professionalità e il merito. Il turismo d'arte e culturale è stato finora percepito come una pertinenza del soggiorno balneare o montano, piuttosto che come scelta autonoma. Sul fronte della valorizzazione della "straordinaria tipicità" abruzzese, la politica ha del tutto abdicato in favore di singoli operatori e benemerite associazioni private, riservandosi unicamente il privilegio di partecipare, a spese della collettività, ad eventi nazionali e internazionali con l'unica ambizione di apparire sulle cronache locali dei giornali abruzzesi. E'questo il risultato della piccolezza degli uomini che ci hanno amministrato. Il buio assoluto incombe sul patrimonio culturale. La grave disattenzione della passata amministrazione regionale ha tradito del tutto le aspettative dei cittadini e del mondo culturale. Musei e aree archeologiche allo sbaraglio vivono vite separate, in condizioni inadeguate ed esclusi da ogni forma di razionale composizione di rete o di sistema. Ci sentiamo traditi al pari degli spettatori della città di L'Aquila, che ambirebbero tornare a sedere sulle poltrone in velluto rosso del loro amato teatro comunale sconquassato dalla tremenda furia del terremoto del 2009. Si riaprirà un giorno il sipario per gli aquilani ? Forse si ma nessuno sa dire quando. Le cause? La politica. I conflitti sterili interpersonali. Una politica fatta di sole parole, autoreferenziale, incolta, incapace di perseguire il bene comune. E' auspicabile che la nuova Giunta sia idonea a provocare una rivoluzione autentica sul piano della percezione della vera ricchezza dell'Abruzzo: il paesaggio, l'ambiente, i beni culturali, la tipicità del patrimonio agroalimentare. Questa forse è l'ultima occasione. Occorre una grande svolta culturale che insegni una volta per tutte a valorizzare il nostro straordinario patrimonio considerato nella sua globalità. Che metta assieme le forze e le capacità di tanti abruzzesi, imprenditori, professionisti, uomini di cultura, deliberatamente ignorati dalla politica. Penso tra gli altri, agli agricoltori, ai viticoltori, ai pastai di successo, che hanno fatto conoscere ed esaltato il nome dell'Abruzzo ovunque nel mondo. Occorre un progetto globale, costruito attentamente che sappia coniugare le esigenze di tutela con quelle dello sviluppo economico. Il rinascimento potrà esserci. già presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga