No alla «soppressione dell'antichità», sì allo «sviluppo permanente» della metropoli. Nel dibattito che vede scontrarsi modernisti e tradizionalisti - riuniti all'Eur per il simposio internazionale «Le città nella città» - Odile Decq, che interverrà oggi, preferisce una posizione mediana, di conciliazione. Architetto francese vincitrice del Leone d'Oro alla Biennale di Venezia, da qualche tempo lavora anche nella nostra città dove ha progettato il Macro, il Museo di arte contemporanea di Roma, che si propone come tra i migliori esempi di tecnologia «rispettosa» della dimensione umana e sociale. Amante di Roma, dove passa gran parte dell'anno e nel cui ordine provinciale degli architetti è iscritta, Odile è contraria sia a chi vorrebbe erigere grattacieli ovunque, anche sulle rovine storiche, sia a chi vuole troppo conservare. Odile Decq, è d'accordo a inserire elementi «futuristi» in una città antica come Roma? «Assolutamente sì, ma non bisogna né sopprimere l'antichità né diventare guardiani della tradizione. Questo perché ogni città vive un cambiamento permanente, tutto si muove, tutto è dinamico. E poiché la città del ventunesimo secolo si evolve naturalmente anche da sé, occorre adattare la sua fisionomia a questi cambiamenti così rapidi. Arrestare il processo di sviluppo, non serve a niente. Occorre invece adattare continuamente la città ai nuovi bisogni del cittadino». Massimiliano Fuksas ha lanciato l'idea di una riqualificazione «avanguardista» dei Fori Imperiali, con tanto di percorsi pedonali e coffee-shop in vetro e acciaio. Lei è d'accordo? «Sì. Si tratta di un cambiamento radicale ma che rispetta la natura del luogo. Dopotutto, sarebbe un semplice ripristino delle attività sociali di un tempo. I Fori erano il luogo dove il popolo si incontrava, parlava, socializzava. Tornerebbero quindi a essere un polo di aggregazione. Penso che quello proposto da Fuksas sia un modo ragionevole di valorizzare un'area che oggi non è fruibile». Quali sono state le linee guida che ha seguito nel progetto del Macro? «Mi sono attenuta a una lettura della città. Ho cercato di cogliere i suoi aspetti più caratteristici: terrazze, fontane, alberi, ma soprattutto le infinite piazze romane. Le diverse aree del museo sono infatti messe in contatto tra loro come lo sono queste piazze. Camminare all'interno dell'edificio diventa quindi come passeggiare all'aria aperta da un quartiere all'altro della città. Una passeggiata fisica e culturale che attira la gente. A me, poi, piace tantissimo vagare di notte tra i luoghi di Roma e vedere le varie prospettive di luce. Ho cercato insomma di lavorare al di là della facciata di vetro del museo, cogliendo l'universo urbano davanti a me e cercando di adattare l'esterno all'interno».
Sì al futuro, ma che rispetti l'antichità
Odile Decq, architetto francese vincitrice del Leone d'Oro alla Biennale di Venezia, ha espresso la sua posizione nel dibattito sulla modernizzazione di Roma. Contraria a chi vuole erigere grattacieli ovunque, anche sulle rovine storiche, e a chi vuole troppo conservare, Decq sostiene che ogni città vive un cambiamento permanente e che occorre adattare la sua fisionomia ai nuovi bisogni del cittadino. Ha anche espresso il suo sostegno all'idea di una riqualificazione avanguardista dei Fori Imperiali, che prevede percorsi pedonali e coffee-shop in vetro e acciaio.
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