«UN GRANDE museo digitale è semplicemente un grande museo progettato intorno al modo in cui le persone vivono oggi». Parola di Nick Poole, ceo di Collection Trust, la nota organizzazione britannica che da quasi quarant'anni supporta il management di musei, gallerie, archivi e biblioteche di tutto il mondo. Ed è così: oggi impieghiamo il digitale senza rendercene conto a supporto delle azioni abituali che scandiscono le nostre giornate, senza alcuna distinzione. Che senso avrebbe allora cominciare a distinguere, come nota Poole, davanti all'ingresso di un museo? Perfino parlare di strategie digitali in questo ambito è obsoleto: molto più sensato parlare di strategie tout-court. Le istituzioni culturali di tutto il mondo ci stanno arrivando per gradi, chi più velocemente e con progetti molto avanzati (come quelli, per esempio, basati sull'augmented reality o sul 3D), chi con un passo più lento ma nella direzione giusta. Qui a Torino, nei musei della Fondazione, il cambiamento parte dalle fondamenta: nuovi siti web, per cominciare, che si rinnoveranno nell'aspetto e nei contenuti per incrociare al meglio l'interesse del pubblico e accoglierlo già in rete con una user-experience efficace e divertente. I social media, non più una novità. La vera novità è piuttosto abbracciare l'idea che essi rappresentino le nuove piazza del sapere. SU QUESTE piazze i musei della Fondazione conservano una postazione permanente, intrecciando la strategia social con la strategia globale secondo una visione continua che dai cartellini delle opere arriva fino a Facebook e Twitter all'insegna della partecipazione e dell'interazione naturale - e non didascalica - con il pubblico. Open Data. Primi in Italia, con OpenArte abbiamo aperto l'accesso ai nostri dati a chiunque voglia consultarli. Obiettivo trasparenza e creazione di valore (e non è finita qui, stay tuned). Breaking news, infine: abbiamo appena sottoscritto un accordo di adesione a Google Art Project e portato i nostri musei sulla piattaforma Google dedicata all'arte e alla cultura. Anche questo è solo il primo di una serie di progetti in corso di sviluppo in partnership con la Silicon Valley: i prossimi vedranno la luce già da novembre. "Museums morph digitally" scrive il New York Times. Leggasi: rivoluzione in corso. Di qua dall'oceano, Torino c'è.