Dalla disastrosa piena dell'Aniene del 16 novembre 1826 prese l'avvio il progetto rivoluzionario, presentato a Gregorio XVI nel 1832, di deviare il corso del fiume. Pochi anni dopo, il 7 ottobre 1835, il papa assistette per la prima volta al fragoroso spettacolo del fiume che, deviato per nuovi cunicoli, suggestivamente precipitava in un orrido con salti da cascate alte più di cento metri mentre tutt'intorno si estendeva un parco naturale di selvaggia bellezza su cui troneggiava l'imponente prospettiva di templi arroccati sull'Acropoli: era nata villa Gregoriana, un esempio unico di simbiosi tra natura e creatività dell'uomo, una meta privilegiata, per tutto l'Ottocento, da poeti, artisti, regnanti e viaggiatori del Grand Tour. Ma spentisi i fasti del XIX secolo, quest'incredibile complesso monumentale-naturalistico è progressivamente caduto, nel corso della seconda metà del Novecento, in un tale stato d'incuria e d'abbandono fino che si è arrivati, in tempi più recenti, alla sua definitiva chiusura. Quest'infausta parentesi di degrado e oblio oggi è finita. Il 12 maggio 2005, dopo l'inaugurazione del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il parco "villa Gregoriana", restituito alla sua originaria magnificenza, è stato riconsegnato finalmente alla collettività. Il recupero di questo gioiello è stato messo a segno dal Fai (Fondo per l'ambiente italiano), fondazione privata nata da un'idea di Elena Croce, figlia del grande filosofo Benedetto Croce, costituitasi nel 1975 sul modello del famoso National Trust inglese, con lo scopo di contribuire alla tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano. Ma con una caratteristica davvero peculiare: la concretezza degli interventi. Il Fai, tra gli enti italiani che si occupano di tutela acquisisce tramite donazioni, comodati, lasciti testamentari, beni monumentali o ambientali, li restaura e li destina a uso pubblico. Forte dei suoi oltre 60 mila aderenti, di un esercito d'infaticabili volontari e di prestigiosi sponsor che di volta in volta legano il loro nome alle diverse attività, il Fai è riuscito a mettere insieme un patrimonio disseminato su tutto il territorio nazionale, fatto di dimore storiche, castelli, collezioni d'arte, biblioteche, giardini storici, un monastero, il borgo ligure di San Fruttuoso e numerose aree di interesse naturalistico, insomma una serie di preziosissimi "pezzi d'Italia" salvati per sempre e per tutti. Proprio con l'aggiunta dell'ultimo "pezzo pregiato" è stata introdotta un'interessante novità nel modello di missione fin qui realizzata dal Fai. Nel caso di villa Gregoriana la fondazione è intervenuta per la prima volta su un bene non privato ma di proprietà dello Stato. Diversamente dai casi precedenti di lasciti o donazioni, questa volta il Fai ha avuto il bene in concessione dal demanio per un periodo di 12 anni a fronte di un canone annuo di 20 mila euro che per la metà sarà a carico del comune di Tivoli. Mentre per il restauro, sempre a fianco della fondazione, sono intervenuti importanti partner tra cui l'Unicredito Italiano e la Provincia di Roma nonché la Regione Lazio che si è impegnata nel risanamento delle acque dell'Aniene attraverso la costruzione di un depuratore. L'operazione Fai-villa Gregoriana è un interessante esempio di quel nuovo solco tracciato dalle politiche pubbliche riguardo il problema della tutela, conservazione e valorizzazione di un immenso patrimonio culturale qual è quello italiano (100 mila chiese, 1.500 monasteri, 216 aree archeologiche, 40 mila torri, castelli e rocche, 30 mila dimore storiche, 4 mila parchi e giardini ecc.). L'Italia è stato il primo paese al mondo imporre un modello di tutela fondato sul ruolo centrale dello Stato, ma negli ultimi anni sia per la palese inadeguatezza dell'intervento pubblico nell'assolvere con efficienza un compito di tale portata che sotto la spinta delle istanze federaliste si è assistito a un'inversione di tendenza: dalla legge Ronchey alla L.851995 del governo Dini, al DL 1121998 con il trasferimento a Regioni ed Enti locali della gestione e valorizzazione dei beni culturali alla riforma del titolo V della Costituzione, fino all'ultimo importante normativo, vale a dire «il Codice dei beni culturali e del paesaggio» detto Codice Urbani che alle disposizioni sancite dai precedenti provvedimenti aggiunge nuovi principi guida tra cui proprio la valorizzazione dell'iniziati-va privata, nell'ambito della tutela, in quanto riconosciuta come attività socialmente utile. Il che, in pratica, determina un'assimilazione degli organismi privati che come il Fai sono impegnati nella valorizzazione del patrimonio culturale alle Onlus. Alla luce di ciò, l'imminente riapertura di villa Gregoriana, non rappresenta solo un'occasione unica per quanti amano l'arte e la natura, ma comunica anche un importante messaggio: di fronte alla difficile sfida che il più vasto patrimonio culturale del mondo impone all'Italia è possibile impostare nuovi modelli basati sulla cooperazione tra pubblico privato, il che significa mettere in campo più energie e capacità per una rinnovata azione di tutela meglio rispondente alle grandi responsabilità che in questo campo ha il nostro paese.