NON ADDIO, MA ARRIVEDERCI Le vicende della vita, le scelte diverse, le lontananze possono dividere. Ma l'amicizia e l'amore per gli stessi valori continuano ad unire, malgrado tutto. È questo che volle dire Nicolas Poussin dipingendo questo suo struggente autoritratto, nel 1650. Il suo grande amico e connazionale francese Paul Fréart de Chantelou avrebbe voluto che Poussin rimanesse con lui, alla corte di Francia: dove allora sorgeva piano piano la gloria abbagliante del giovanissimo Re Sole. Ma Poussin teneva alla sua libertà: e preferì rimanere sempre a Roma. Vivendo modestamente, ma dignitosamente: e dipingendo ciò che voleva lui, per chi voleva lui, come voleva lui. Una volta che si trovò a riaccompagnare alla carrozza un suo amico cardinale, che era venuto a trovarlo a casa, questi gli disse: «Io vi compatisco, che non abbiate servitori». E Nicolas, fermo e gentile, gli rispose: «E io compatisco più Vostra Signoria Illustrissima, che ne ha molti». Quando Chantelou gli chiese di mandargli almeno il suo ritratto, Poussin non fu molto contento: dipingere il suo stesso volto gli pareva un inutile atto di presunzione. Ma alla fine decise di dare un senso speciale a quel ritratto. Perché dietro alla sua persona egli rappresentò alcuni dei quadri in quel momento appoggiati nel suo studio romano. E in uno di essi finse che fosse rappresentata «la testa di una donna in profilo, con un occhio sopra la fronte, nel diadema: questa è la Pittura» (così scrisse il suo biografo, Giovan Pietro Bellori). L'arte che vede tutto, con quel suo occhio magico: fuori, ma anche dentro di noi. E poi «v'appariscono due mani, che l'abbracciano: cioè l'amore di essa pittura, e l'amicizia, a cui è dedicato il ritratto». E così Poussin non aveva dipinto solo se stesso: ma anche il suo amico Chantelou. O, meglio, aveva dipinto la loro amicizia, ciò che li univa: il comune amore per la pittura. E non lo fece in un modo astratto, o teorico: quelle braccia aperte sono lo più bella rappresentazione dell'amicizia che sia mai stata dipinta. Questo quadro è un abbraccio a distanza, un fuoco che scalda il cuore, una dichiarazione di affetto eterno. Chantelou a Parigi, Poussin a Roma: divisi da più di mille chilometri e da decisioni diverse. Ognuno a combattere la sua battaglia, a giocarsi la sua sfida. Ma uniti dagli stessi valori, dalle stesse speranze, dagli stessi amori. Un quadro così conserva per sempre la sua magia: e quando lo guardiamo capiamo che ogni congedo, per quanto triste, è soltanto un arrivederci.
Il Fatto Quotidiano
27 Ottobre 2014
LASCIATE CHE I BAMBINI- Poussin, autoritratto dell'amicizia
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Tomaso Montanari
Il Fatto Quotidiano
Nicolas Poussin, un grande pittore francese, dipinse un autoritratto nel 1650. Il suo amico Paul Fréart de Chantelou lo invitò a rimanere a corte francese, ma Poussin preferì rimanere a Roma. Chantelou gli chiese di dipingere il suo ritratto, ma Poussin non era contento. Tuttavia, decise di dare un senso speciale al ritratto, rappresentando alcuni dei suoi quadri e un occhio di una donna in diadema, che rappresentava l'arte che vede tutto. Il quadro rappresenta anche l'amicizia tra Poussin e Chantelou, con le braccia aperte che simboleggiano l'abbraccio a distanza.
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