6 aprile 2009. Ore 3.32. La terra trema a L'Aquila. 309 morti. Mentre i ragazzi della casa dello studente muoiono sotto le macerie, qualcuno ride nel letto. Ride e si frega le mani. Affari in vista. Da quella tragica notte si è scritto molto. Si sono fatte conferenze stampa. Decine di passerelle di politici e molte campagne elettorali. E' arrivato addirittura Obama per il G8 spostato in tutta fretta dalla Maddalena. Sono passati 5 anni. Un lustro in cui il malaffare si è mischiato ad inutili teatrini. Arresti eccellenti, il sindaco Cialente che si dimette e poi ritira le dimissioni. Parole indignate ad ogni anniversario del terremoto e poi ipocrite alzate di spalle di fronte all'evidente stato morente delle istituzioni. Spot pubblicitari a reti unificate che hanno venduto veri e propri "pacchi" ai cittadini. Vi ricordate delle casette delle new towns di Berlusconi e Bertolaso, inaugurate in pompa magna in diretta televisiva? Bene, oggi cascano i balconi in testa ai passanti! E i cittadini aquilani? Da anni si riuniscono, discutono, si arrabbiano, spesso sbeffeggiati dalla politica locale e non. Costretti ad irrompere nella zona rossa con le carriole per liberare la loro città dalle macerie. Costretti a raccogliere firme per una legge di iniziativa popolare per sbloccare la ricostruzione. Costretti a presenziare a processi con i ragazzi delle loro scuole per tenere viva l'attenzione. L'altro giorno i consiglieri e gli attivisti di "Appello per l'Aquila" erano in consiglio comunale a protestare. Un cartello accanto ad un cestino: "Ecco che fine ha fatto la legge di iniziativa popolare per la ricostruzione dell'Aquila!". Che cosa ci si aspetterebbe in un paese normale? Che la ricostruzione de L'Aquila, del suo magnifico e unico centro storico, trovasse posto in cima alla lista delle priorità. La prima e più urgente grande opera da realizzare. E invece i cantieri vanno a rilento. Le macerie sono sempre li. Addirittura sepolte abusivamente nell'aeroporto rimesso a nuovo per la farsa del G8. Poi arriva finalmente lo Sblocca Italia. Il Premier Renzi lo twitta sbloccacantieri. I cittadini aquilani avranno pensato: "Finalmente ci siamo. Adesso tocca noi." Invece no. Nello SbloccaItalia troviamo soprattutto grandi opere, trivelle e inceneritori. E per L'Aquila? Pareva che non ci fosse proprio nulla. Ora si legge che Renzi abbia assicurato il suo intervento. Prepara un altro bell'annuncio. Ai cittadini intanto, sempre più scoraggiati e rassegnati, non resta che attendere. Ai giovani non resta che andarsene. La notte del 6 aprile 2009 si moriva a L'Aquila e qualcuno rideva nel letto. L'Italia come al solito si è indignata. Titoli, inchieste, proclami, annunci. Poi l'audience è calata.