Visionati dalla Digos i filmati dell'irruzione. S'indaga sugli hastag Napoli. Sul web la condanna è stata unanime. I nuovi barbari, utili imbecilli, teppaglia demenziale. Le definizioni più ricorrenti degli anonimi che venerdì mattina hanno assalito la cappella di Sansevero. «Entrate con violenza in un museo d'arte distruggendo il gabbiotto d'ingresso e mostrate un cartello con scritto"Accesso libero alla cultura"? E a quale cultura volete accedere se la distruggete?», scrive Carla Sergi. E Giovanni Pitrone dell'Università di Messina: «Un posto meraviglioso che in pochi amano e proteggono». Da parte dei dimostranti silenzio assoluto. Perfino sugli hastag che sono stati riportati sui manifestini lasciati in strada e sul pavimento della chiesa dopo la bravata. Nessuna sigla, nessun nome. Ma vari hastag nei quali si richiama alla rivolta contro tutto e tutti. Soprattutto contro chi fa pagare i servizi. Che siano di trasporto, culturali o sportivi. Eccoli qui: ogginonsipaga, scioperosociale, nojobact, noSbloccaItalia. E su tutti, a caratteri più grandi un scioperoinformazione14nov. Una data che inquieta perché sembra un'appuntamento per una manifestazione più grande con possibili nuovi attacchi. Per questo sugli incidenti della Cappella Sansevero indaga anche la polizia postale. Sembra che i manifestanti appartengano a una «organizzazione» trasversale con simpatizzanti in vari luoghi d'Italia. Consegnate alla Digos i video delle telecamere del Museo di Sansevero. Sia all'esterno che all'interno. Dieci minuti di registrazione in tutto in cui si vede il tentativo di forzare l'ingresso, la porta che si chiude e i manifestanti che la abbattono a calci e a pugni e che travolgono poi anche il gabbiotto. Tutti a volto scoperto. Molti i minorenni. La polizia ufficialmente non ha ancora dato un nome a quelle facce. Che la situazione sia molto delicata lo hanno capito anche i manifestanti e infatti non c'è nei loro hastag neppure una virgola sull'assalto alla Cappella e al Cristo velato che sembra essere diventato sul web il simbolo di Napoli dopo sua maestà il Vesuvio. Ieri mattina e per tutta la giornata una grande folla di turisti ha affollato il sito con lunghe code e manifestazioni di solidarietà verso il personale e i custodi di Sansevero, trattati come eroi. Se il peggio è stato evitato è anche grazie a loro.