Le biblioteche romane sono in crisi, e anche quelle dei Castelli non se la passano meglio, eppure, invece di darsi per vinte, rilanciano cercando di superare in un colpo solo gli annosi problemi che le affliggono: carenza di personale, risorse inadeguate. Alla fine del mese sono previste, su scala nazionale, le Giornate della Lettura per promuovere nei ragazzi del Bel Paese la passione letteraria. Non troveremo così nuovi tolstojani, ma potremo gettare le basi per creare una piattaforma comune. Certe iniziative locali sono altrettanto preziose. Il BiblioUp Festival, ad esempio, che in questi giorni sta animando le strade e le piazze di Nemi, con decine di incontri all'interno di scuole, negozi, palazzi, bar e centri sportivi, deve essere accolto con favore da tutti coloro che non si rassegnano all'idea di considerare la lettura un evento privato da relegare in una sfera interiore. Nella formazione di un uomo all'inizio, inutile negarlo, è sempre così. Poi le cose cambiano. Ricordo come fosse ieri i romanzi di Dostoevskij consumati con avidità nella bibliotechina del Colle Oppio che, tanto tempo fa, prima che venisse trasformata in un centro per anziani, confortò la solitudine della mia adolescenza. E come dimenticare le lunghe serate trascorse all'Università della Sapienza, all'ultimo piano della Biblioteca Alessandrina, a preparare gli esami di letteratura insieme ai futuri medici eritrei che venivano a Roma a studiare anatomia? Forse proprio in quegli anni lontani, senza nemmeno rendermene conto, stavo cominciando a capire che leggere ti spinge fuori da te stesso, nel cosiddetto consorzio umano: in caso contrario si rischia l'onanismo. Ricostruendo sul quaderno le varie stesure dell'Ortis foscoliano - stratigrafie si diceva allora - mi sentivo un pazzo, ma chissà forse non ero poi così distante da molti miei coetanei che, in quegli stessi momenti, urlavano dentro il megafono gli slogan di Avanguardia Operaia. Ecco perché quando visito le biblioteche capitoline, che oggi sono diventate centri polivalenti di ritrovo culturale, non riesco a trattenere, dentro di me, un sentimento misto di stupore e ammirazione nei confronti di chi ci lavora e le frequenta: quella della Borghesiana, coi corsi di lingua italiana per stranieri; quella di Corviale, di cui sono stato anche una sorta di padrino spirituale; quella della Vaccheria Nardi, nell'estremo Tiburtino, dove da bambino giocavo a pallone. Nuclei di resistenza umanistica. Sentinelle del senso critico. Avamposti di un mondo che alcuni hanno già dato per morto.
Roma. Le biblioteche in trincea
Le biblioteche romane sono in crisi, con problemi di personale e risorse. Tuttavia, ci sono iniziative locali che cercano di promuovere la lettura tra i ragazzi. Il BiblioUp Festival, ad esempio, sta animando le strade e le piazze di Nemi con decine di incontri. La lettura è importante per la formazione di un uomo e può aiutare a superare la solitudine. L'autore ricorda le sue esperienze di lettura nella biblioteca dell'Università della Sapienza e come la lettura lo ha aiutato a capire che leggere ti spinge fuori da te stesso e ti connette con gli altri.
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