«PER me Tanzio da Varallo è il più grande pittore del Seicento italiano, dopo Caravaggio». Parole di Giovanni Testori (1923-1993), che sulla scia del grande storico dell'arte Roberto Longhi, studia e lancia, per così dire, il pittore piemontese Antonio D'Enrico, detto "Tanzio", come uno dei grandi interpreti della stagione caravaggesca, curandone la prima mostra nel 1959 a Torino. Da allora gli studi sono molto progrediti: dagli archivi sono affiorati documenti sconosciuti e nuove opere sono riemerse dalle ricognizioni degli storici dell'arte. Apre al pubblico oggi, nelle sale espositive delle Gallerie d'Italia a Palazzo Zevallos Stigliano, l'importante mostra "Tanzio da Varallo incontra Caravaggio. Pittura a Napoli nel primo Seicento", a cura di Maria Cristina Terzaghi. Il progetto espositivo è promosso e organizzato da Intesa Sanpaolo con la Soprintendenza speciale per il polo museale di Napoli e della Reggia di Caserta, la Soprintendenza per i beni storici artistici dell'Abruzzo e l'Associazione Testori. La mostra documenta il periodo trascorso da Tanzio nei territori del Viceregno (gli Abruzzi) e a Napoli, quando venne in contatto con il genio di Caravaggio e ne rimase per sempre segnato. Su Antonio D'Enrico si sa an- cora poco. Il soprannome Tanzio, noto fin dal XVIII secolo, deriva probabilmente dal patronimico tedesco "d'Hans" cioè "di Giovanni", poiché la famiglia apparteneva alla comunità walser che tuttora abita le zone del Monte Rosa. Nato intorno al 1582 ad Alagna Valsesia, giovanissimo prese la via di Roma accanto al fratello pittore Melchiorre nel 1600. Grazie a nuove scoperte documentarie tra cui che nel 1610 avrebbe dovuto sposare una napoletana, ma il matrimonio non andò in porto si è messo a fuoco un panorama diverso da quello proposto dagli studi finora, consentendo di stabilire che il soggiorno romano fu di breve durata e che già probabilmente intorno al 1603-5 Tanzio si era spostato a Napoli, per restarci almeno fino al 1610. La mostra a Palazzo Zevallos è l'occasione per ammirare tredici opere di Tanzio, messe a confronto con quelle di sedici artisti attivi a Napoli e nel Viceregno "la stretta cerchia" di Caravaggio, secondo la definizione di Roberto Longhi che, come Tanzio, si sono confrontati molto presto con la pittura di Caravaggio, rappresentato in mostra dal "Martirio di sant'Orsola" (1610), già esposto nelle Gallerie di Palazzo Zevallos: Battistello Caracciolo, Louis Finson, Carlo Sellitto, Filippo Vitale. Delle 13 opere di Tanzio, viene esposta per la prima volta una "Adorazione dei pastori" firmata dall'artista (1605-10 ca.) di collezione privata e frutto di una recente scoperta, come pure un'altra versione con lo stesso soggetto del Palais des Beaux-Arts di Lille. Entrambe probabilmente realizzate dall'artista durante il suo soggiorno partenopeo, registrano l'avvenuto passaggio dalla stagione tardo manierista a quella naturalistica (via Toledo 185, fino all'11 gennaio, da martedì a domenica 10-18, sabato 10-20, solo oggi 24 ottobre, domani e domenica ingresso gratuito, lunedì chiuso, biglietto 5 euro).