È rientrata da pochi giorni l'équipe di trenta archeologi dell'Università di Udine cui si devono importanti scoperte nel Kurdistan iracheno. La campagna di scavi ha individuato 500 siti archeologici nei luoghi dell'antico impero assiro. I lavori, durati due anni, sono avvenuti in una zona che dista oggi meno di venti chilometri dai territori occupati dagli estremisti dell'Is, e sono continuati nonostante l'avanzata dei terroristi. Le scoperte coprono un arco di tempo di diecimila anni, dall'8000 a.C., gli albori della civiltà babilonese, ai giorni nostri. Si tratta di villaggi neolitici, cimiteri, fornaci, canali di irrigazione e antiche reti stradali. Gli scavi hanno restituito importanti bassorilievi, monili, vasi e scritte in caratteri cuneiformi. Una serie di necropoli portate alla luce e risalenti a periodi dal 2.700 al 600 a.C. mostra le possibili prime evidenze dell'insediamento nelle campagne di Ninive, l'odierna Mosul, di migliaia di prigionieri di guerra dei sovrani assiri che, nel I millennio a.C. deportarono oltre un milione trecentomila persone compiendo così uno dei primi crimini di guerra della storia. Gli scavi, diretti dall'archeologo Daniele Morandi Bonacossi, sono stati presentati all'Università di Udine che ha contribuito alle spese della missione. Nonostante la guerra in corso, gli archeologi sono stati sostenuti e protetti dai curdi e dal governo iracheno che, dice Bonacossi, «Sono consapevoli dell'importanza della scoperta». Per poter continuare scavi e messa in sicurezza dei siti sono necessari circa 120mila euro all'anno; gli archeologi sperano che possano essere di nuovo finanziati dal Ministero degli Esteri italiano. di Tina Lepri , edizione online, 24 ottobre 2014