L'odissea del calco di un prezioso portale. «Ci sono i soldi per rifare qui quel capolavoro» massa Peripezie di un antichissimo portale vagabondo, da una chiesina alla periferia di Massa fino al Metropolitan Museum di New York. Asportato, disperso, comprato, copiato, perseguitato dalla burocrazia degli enti locali e forse oggi pronto a tornare al suo luogo di origine. Una storia che inizia nel 1175, quando tale Mastro Biduino, artista pisano, scolpì il marmo bianco delle apuane per creare un portale che rappresenta l'entrata di Cristo a Gerusalemme. Fu posizionato all'ingresso della Taberna Frigidas, una piccola chiesa che sorge sui resti di una mansio romana(stazione di posta) con annesso ospedale in provincia di Massa Carrara e che ancora oggi si chiama San Leonardo al Frigido. Qui rimase fino al 1878, anno di un violento terremoto, che distrusse parte della chiesa e dopo il quale il portale fu venduto a due antiquari fiorentini per 2.000 franchi d'oro. Da allora, quel capolavoro di scultura passò nelle mani di collezionisti privati a Nizza; poi, rubato e abbandonato, ritrovato e scoperto di immenso valore, venne venduto a una famosa casa d'aste, la Kleinberg Galleries di New York e acquistato nel 1962 dal Metropolitan Museum of Art, dove ancora oggi è esposto. In tutti questi decenni la Provincia di Massa Carrara ha raramente mostrato interesse per il portale del Biduino, forse non aveva capito realmente il valore artistico dell'opera, tanto che se la lasciò scappare all'asta, nonostante a quell'epoca non mancassero i soldi per riportarlo a casa. Questo fino agli anni più recenti, quando la Provincia, resasi conto della grande perdita, sia storico-artistica che economica, iniziò a chiedere al Metropolitan la restituzione del portale. Gli americani, però, non cedettero mai e acconsentirono, dopo lungo lavoro diplomatico, soltanto alla riproduzione di un calco, fatto rarissimo per un museo americano. Il progetto venne realizzato da un importante architetto del territorio, Pier Luigi Zonder Mosti, che nel 1988, a 800 anni dalla creazione del portale, riuscì a riportare a casa almeno la sua copia, firmando un accordo con gli americani: un solo calco, con lo scopo di restituire alla città di Massa l'ingresso originario all'antica chiesa. Zonder consegnò il calco alla Provincia, pensando che avrebbe realizzato presto l'opera, ma non fu così: rifare il portale costava troppo e intanto il calco iniziava a deteriorarsi, abbandonato in una specie di cantina di Palazzo Ducale, sede dell'ente. Fu allora che a Zonder venne chiesto di «salvare» il portale. L'architetto lo trasferì nella sua grande villa, sulle colline massesi e lì iniziò, a spese proprie, manutenzione e restauro. Un'altra versione dei fatti vede, invece, l'architetto impossessarsi indebitamente e senza alcuna autorizzazione del portale, fatto sta che nel 2000 la Provincia lo accusò di appropriazione indebita di bene artistico e soltanto la scorsa estate, evitando di andare a processo, dopo una conciliazione, Zonder ha restituito il calco. Oggi, il calco del portale del Biduino è tornato a Palazzo Ducale, per rimanere ancora nascosto, in attesa di reperire i finanziamenti per la sua riproduzione in marmo e per ricollocarlo a San Leonardo. Zonder, amareggiato dalla vicenda e convinto che non vedrà mai la luce, ha annunciato la sua partenza per la Svizzera. Mentre l'associazione Italia Nostra, unica da sempre interessata all'operazione di copia, sostiene di aver trovato il marmo necessario alla riproduzione del portale, che sarà donato da un'azienda del territorio, a costo zero per l'ente. E, in attesa dei permessi della soprintendenza, si appella alla Provincia: «Non lasciate ammuffire in calco nelle vostre cantine».