Cinquanta manifestanti terrorizzano i turisti. Un ferito, ma nessun danno Napoli. Sono arrivati davanti alla porta del museo della Cappella di Sansevero urlando e scandendo slogan. Facendosi largo tra i turisti impauriti. Poi all'improvviso hanno tentato di fare irruzione nella settecentesca chiesa del principe alchimista. Il personale, con prontezza è riuscito a chiudere il portone, ma non è bastato. I manifestanti, una cinquantina, hanno iniziato a prendere a calci e a pugni l'ingresso fino a quando una parte della struttura di legno, che risale a trent'anni fa, non ha ceduto. Un'anta è finita addosso a uno dei dimostranti che è rimasto ferito. A conferma qualche goccia di sangue trovata più tardi sul pavimento della chiesa. Gravemente danneggiato il gabbiotto d'ingresso, e anche qui una parte della copertura è crollata. Per fortuna nessuna opera è stata danneggiata, ma la vicenda è assurda e significativa. Come un tesoro d'arte di inestimabile valore che appartiene a tutta la città di Napoli possa essere lasciato in balia di qualche manifestante è un mistero. Anonimo, per giunta. Perché sul volantino che è stato lasciato non c'erano nè sigle nè nomi di collettivi. Ma solo un generico slogan «accesso libero alla cultura per tutti». Insomma la colpa della Cappella di Sansevero è quella di far pagare il biglietto d'ingresso come accade in tutti i musei del mondo, dal Louvre al Prado, dal Guggenheim al British. Ed è la seconda volta che la chiesa del Cristo velato, che è diventata negli ultimi anni uno dei monumenti più visitati d'Italia, finisce nel mirino dei contestatori. Accadde già con i Banchi nuovi a inizio anno. «Intorno alle ore 11.15 un gruppo di manifestanti - è scritto in un comunicato del museo - si è presentato all'ingresso senza titolo di accesso valido e ha forzato a spallate la porta a vetro del gabbiotto, prontamente chiusa da una custode. L'atto violento ha scardinato la porta e causato il crollo di una parte della copertura. Una volta avvenuto il crollo, la maggior parte del gruppo si è disperso, mentre circa otto persone si sono introdotte nel complesso monumentale. Queste ultime si sono allontanate quando hanno compreso che il personale del Museo aveva avvertito le forze dell'ordine». Secondo i custodi i manifestanti avevano in mano cocci di creta. Che hanno lasciato a terra. Il museo è stato chiuso per riaggiustare la porta e il gabbiotto e per controllare se qualcosa fosse stato danneggiato. Riaprirà stamattina. Presentata denuncia e iniziate le indagini. A questo punto si tenta di scoprire perché la cappella sia sempre al centro di manifestazioni aggressive. Prima di ieri, il 3 febbraio 2014, il complesso monumentale era stato occupato dagli aderenti al Movimento di lotta per il lavoro dei «Banchi Nuovi». Anche in quel caso nessun danno. Dalla proprietà del museo, che è privato, si chiede una maggiore tutela pubblica del patrimonio d'arte custodito.