"SI RILEVA la presenza di rifiuti eterogenei, rottami, materiale di risulta e sporcizia; l'edificio è privo di serramenti e di adeguate protezioni dei vani finestra. Solai e murature del terzo piano sono stati esposti al fuoco. La situazione riscontrata costituisce pericolo per la pubblica incolumità". È proprio sulla base delle valutazioni tecniche all'indomani dell'incendio che ha coinvolto la struttura occupata da circa 200 rifugiati politici senza tetto che il sindaco Antonio Decaro ha firmato ieri mattina l'ordinanza di sgombero. "È necessario procedere con improcrastinabilità ed urgenza a salvaguardare la pubblica incolumità e l'igiene e sanità pubblica". Il provvedimento, concordato con la Prefettura di Bari, è stato notificato ieri pomeriggio ai migranti dalla polizia municipale e sarà esecutivo entro 10 giorni. Il rogo appiccato da un 32enne nigeriano tra lunedì e martedì notte dopo un litigio con gli altri occupanti ha compromesso la staticità dell'edificio. "Il solaio del terzo piano è stato danneggiato dal punto di vista strutturale, è necessario sigillare l'edificio per scongiurare ulteriori rischi spiega Decaro - siamo al lavoro per individuare, in collaborazione con Prefettura, Provincia e Protezione civile regionale, una soluzione immediata anche se temporanea per non lasciare per strada i migranti". L'ipotesi è quella di una tendopoli per l'emergenza, in attesa di una soluzione stabile. "Ci siamo impegnati per evitare azioni di forza e individuare soluzioni alternative prosegue il sindaco - abbiamo già chiesto e ottenuto, tramite la Prefettura, un finanziamento dal Ministero degli Interni per allestire una struttura su suolo comunale che possa ospitare i migranti di Santa Chiara. Tutto ciò per dar vita ad una sistema minimo di accoglienza degno di questo nome". L'ordinanza è stata notificata, perché sia inibito l'accesso alla struttura, anche alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici cui compete la gestione dell'immobile riprendere i lavori di ristrutturazione finanziati con fondi comunitari, circa 8 milioni di euro, che la città rischiava di perdere se gli interventi non fossero stati portati a termine in tempo. Protesta però il collettivo antirazzista "Rivoltiamo la precarietà" che in questi otto mesi ha assistito i migranti nell'occupazione. "Con lettere di sollecito, comunicati, sitin, incontri, i migranti-rifugiati politici hanno sempre richiesto un supporto concreto per il soddisfacimento di bisogni primari sanciti sia dai trattati internazionali che dalle poche leggi nazionali esistenti. Nè assistenza socio-sanitaria, nè supporto logistico, né l'allaccio all'acqua potabile o alla elettricità, nessuna iniziativa per concordare un percorso di inclusione sociale. Mai un intervento se non l'ordinanza di sgombero". E intanto, per un altro immobile occupato da circa un anno, la ex Caserma Rossani, il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia, appoggiato da Forza Italia e Lista Schittulli, ha presentato un esposto al prefetto per denunciare "la grave situazione di illegalità all'interno dell'immobile, tra concerti non autorizzati e somministrazione di bevande alcoliche".
Ex convento, dopo il rogo il sindaco ordina lo sgombero "Immigrati in una tendopoli"
Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha firmato un'ordinanza di sgombero per l'edificio occupato da circa 200 rifugiati politici senza tetto, dopo che un incendio appiccato da un 32enne nigeriano ha compromesso la staticità dell'edificio. La situazione costituisce pericolo per la pubblica incolumità e l'igiene e sanità pubblica. L'ordinanza è stata notificata ai migranti e sarà esecutivo entro 10 giorni. Il sindaco ha spiegato che il solaio del terzo piano è stato danneggiato e che è necessario sigillare l'edificio per scongiurare ulteriori rischi. L'ipotesi è quella di una tendopoli per l'emergenza, in attesa di una soluzione stabile.
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