PER FORTUNA c'è chi non si rassegna a un'Italia masochista, capace di nascondere i propri tesori e insuperabile nel mettere in vetrina solo le figuracce. L'ultima, a Mazara del Vallo, dove si trova il Museo del Satiro danzante, uno spazio di poco più di 200 metri quadrati gestito da venticinque addetti della Regione. Venticinque. Lo scandalo? Non «riescono ad assicurare l'apertura del museo nei giorni festivi o lo fanno solo per alcune ore», è la denuncia del sindaco della città del trapanese, Nicola Cristaldi. Non occorre una laurea per capire che un turista che capita a Mazara del Vallo ha il diritto di poter ammirare una delle perle del nostro patrimonio archeologico. Anche se è domenica pomeriggio. Basta un po' di buonsenso. Ma nel Paese capace di lasciare sbriciolare Pompei o di chiudere il Colosseo il primo maggio, forse è chiedere troppo. Per fortuna c'è chi non si rassegna. «La questione del museo del Satiro è un segno tangibile della Sicilia che non va dice il sindaco Cristaldi I 25 dipendenti della Regione possono essere trasferiti ad altre funzioni e in altri territori: il Comune di Mazara del Vallo è disposto ad assumere ogni onere finanziario per la gestione del Museo con addetti che saranno in grado di assicurare l'apertura per ogni giorno di tutto l'anno». La statua bronzea ripescata da un motopeschereccio tra il '97 e il '98 prima la gamba, poi il corpo nel canale di Sicilia, è il fiore all'occhiello del comune Trapanese. La maggiore attrazione culturale della città. E allora il sindaco non chiede, offre: «Ci pensiamo noi». Ora si aspetta un invito da parte del Governatore Rosario Crocetta «per porre fine a questa vicenda paradossale». I prossimi giorni, intanto, dovrebbe incontrare l'assessore ai Beni Culturali: «Mi auguro non sia solo per discutere dell'intenzione della Regione di trasportare il Satiro per due mesi a Firenze», chiude Cristaldi.